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domenica 25 ottobre 2009

Suggerimenti utili per insegnare la marcia "al piede" al vostro cane

La marcia al piede, senza guinzaglio, è un obiettivo che a molti padroni di cani sembra un miraggio irraggiungibile, invece scopriremo come sia un traguardo, con un poco di pazienza e di costanza, perseguibilissimo e alla portata di tutti; soprattutto se tale insegnamento viene proposto il prima possibile.
La marcia al piede senza guinzaglio infatti può essere insegnata al cucciolo appena ha imparato a rispondere al richiamo. Esso costituisce un esercizio molto importante, perché è la base a partire dalla quale anche la marcia al guinzaglio si rivelerà di una semplicità estrema.
La maniera migliore e più corretta per insegnare al cane a camminarvi accanto, è quella di praticare gli esercizi di richiamo in un luogo calmo e privo di pericoli e di distrazioni, dove animale e padrone siano perfettamente rilassati.
Una volta ottenuta questa condizione, accovacciatevi, chiamate il cucciolo e accarezzatelo senza riserve appena arriva, ricompensandolo con coccole anche esagerate.
Quindi sollevatevi in piedi e datevi dei colpetti sul lato della coscia e del ginocchio con una mano, continuando a richiamare l'attenzione del cucciolo, servendovi di schiocchi con la lingua ed altri suoni che possono risultargli interessanti.
Infine iniziate a spostarvi, camminando lentamente, senza interrompere i segnali di richiamo.
Quando sarete certi che il cucciolo vi sta seguendo, potrete iniziare a variare la velocità, mantenendo inizialmente un passo corto, per poi gradualmente aumentarlo, ma sempre chiamando l'animale, battendovi sulla gamba per stimolare il suo interesse.
Altro punto importante è di non seguire una traiettoria lineare, ma al contrario effettuate curve, variate la velocità del passo ed il senso di marcia. Questo contribuirà a rendere l'esercizio divertente per il cucciolo che non smetterà così di seguirvi.
Ripetete questa sorta di balletto diverse volte, tenendo presente che l'obiettivo è quello di mantenere il contatto col cucciolo che sarà a volte davanti, a volte dietro, a volte di fianco a voi; ma che quasi sempre vi salterà accanto alle gambe. La cosa fondamentale comunque è che vi resti sempre vicino.
Una volta che il cucciolo si dimostrerà capace di seguirvi, perché trova la cosa stimolante e divertente, potrete aggiungere un ulteriore elemento all'esercizio: cercate cioè di fare in modo che il cucciolo vi rimanga accanto, e non dietro o davanti.
Ogni volta che vi supera fermatelo con un "no!" perentorio, pronunciato con voce ferma, al limite aiutandovi con una spinta delicata, per riportarlo nella giusta posizione.
Poi inizierete ad usare un segno molto efficace che consiste nel puntare un dito verso terra, tenendo la mano all'altezza del ginocchio. Ogni volta che si allontanerà indicategli così il punto in cui dovrebbe trovarsi.
Questo gesto di solito ha l'effetto immediato di provocare un leggero indietreggiamento del cucciolo: bisognerà allora schioccare di nuovo la lingua e ricominciare a camminare senza indugi. Il piccolo capirà così col tempo che può continuare a giocare seguendo il suo padrone, ma che non può più farlo camminando come vuole lui, senza regola.
Si consiglia di praticare questo esercizio allungando sempre di più il tragitto della passeggiata, mano a mano che il cucciolo appare più sicuro nell'esecuzione, ma sempre mutando direzione, in maniera tale che il cane non si possa distrarre ed impari che, dal momento che il padrone può in qualsiasi momento cambiare strada, dovrà tenerlo sempre d'occhio.
Durante l'esercizio bisognerà parlare continuamente col cane, dicendogli tutto quello che vi pare, qualunque cosa vi passi per la testa; l'essenziale è dirlo sempre con un tono di voce allegro e vivace, con variazioni di suoni, onomatopeici, utilizzando, quando il cucciolo cammina nel modo giusto, le espressioni a cui ricorrete abitualmente per congratularvi con lui (ognuno ha le sue...).
Occorre altresì modificare di continuo la velocità della camminata, sempre affinché il cane sia perennemente all'erta, per poter adattare il suo passo a quello del proprietario.
Ricordiamoci che questo esercizio dovrà prevedere delle sedute di addestramento comprendenti un po' di richiamo, un po' di marcia al piede senza guinzaglio ed altri esercizi miranti ad insegnare i comandi fondamentali (come il "seduto", il " terra", il "resta" e così via); ma il tutto non dovrà durare più di venti minuti complessivi.
Soltanto così eviteremo di portare il cane ad uno stato di saturazione e di noia; senza contare poi che se le sedute di esercizi durassero troppo anche il padrone si stancherebbe e non sarebbe più in grado di stimolare il cucciolo, che alla minima traccia di odore o al minimo evento esterno, non riuscirebbe a resistere e si allontanerebbe distratto da qualcosa per lui più interessante.
Durante tutto questo post mi sono rivolto al cane considerandolo sempre come un cucciolo, ma questo solo perché è sempre consigliabile iniziare da subito l'educazione del proprio cane.
Ciò non toglie tuttavia che questi esercizi possano essere eseguiti anche da un cane adulto, solo che risulterà leggermente più difficile, anche perché di solito le capacità ludiche e di apprendimento di un adulto sono inferiori a quelle di un soggetto giovane, ma proprio per questo la riuscita sarà ancora più lusinghiera e gratificante: non arrendetevi dunque di fronte ai primi insuccessi e continuate finché non riuscirete a stabilire il modo più corretto per entrare in sintonia col vostro cane!

giovedì 8 ottobre 2009

Istituito un corso formativo per i proprietari di cani


Riporto una nota del ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, del 6 ottobre scorso, che annuncia di aver istituito, in collaborazione con la Federazione nazionale degli Ordini dei medici veterinari italiani, con le principali Associazioni culturali di medicina veterinaria comportamentale e con il mondo accademico un "percorso formativo" per i proprietari di cani, come previsto dall’ordinanza 3 marzo 2009 sulla "tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani".

La nota specifica che l’obiettivo che si intende perseguire attraverso questo programma di formazione è la creazione del corretto rapporto uomo-cane, rapporto antico ma spesso mal gestito nella nostra società.
L’evoluzione della società, -continua la nota- l’urbanizzazione e il cambiamento nel modo di vivere dei nuclei familiari, avvenuti con velocità frenetica negli ultimi decenni, hanno spesso reso più difficile la convivenza e creato situazioni di disagio talora gravi.
Gli episodi drammatici che negli ultimi anni hanno visto il coinvolgimento dei cani, soprattutto in ambito domestico, sono stati solitamente la conseguenza dell’ignoranza delle più elementari regole di rispetto tra specie diverse e non solo.
Il rispetto deriva dalla conoscenza e dalla consapevolezza che il cane è un “essere senziente” e come tale possiede proprie peculiarità comportamentali e propri bisogni.
La comprensione del normale repertorio comportamentale del cane facilita la socializzazione di tale animale con l’uomo e con i suoi consimili e, quindi, la sua integrazione nella società.
La convivenza tra cane e uomo per essere serena e appagante deve rispettare la dignità e le caratteristiche di entrambe le specie: per questo è necessario conoscere ed utilizzare un linguaggio comune.
Senza scivolare nel razzismo (demonizzando una razza piuttosto che un’altra) o nell’altrettanto nocivo “pietismo” verso i cani, è necessario avere a disposizioni strumenti e metodi efficaci, privilegiando la prevenzione dei problemi e fornendo soluzioni adeguate in caso di patologie o comportamenti indesiderati o peggio pericolosi.
L’educazione al rispetto ed alla civile coesistenza è un obiettivo raggiungibile che richiede strumenti adeguati, determinazione ed impegno.
Il percorso formativo che da oggi viene messo a disposizione dei medici veterinari e delle Istituzioni deputate ad organizzare i percorsi formativi (art. 1, comma 4 dell’ordinanza) è il modello univoco da seguire per l’impostazione e l’organizzazione dei corsi di base cui tutti i proprietari di cani possono accedere volontariamente. È, quindi, lo strumento di cui avvalersi per far conoscere ai proprietari quali siano i doveri e le responsabilità che derivano dalla scelta di convivere con un cane nonché le esigenze etologiche ed il linguaggio del proprio compagno a quattro zampe al fine di evitare errori di educazione, di impostazione della relazione e di comunicazione che possono essere causa di problemi.
L’istituzione del “patentino” per i proprietari e detentori di cani è un ulteriore passo in avanti nel panorama legislativo nazionale a tutela delle persone ma anche e soprattutto dei cani stessi.
L’obiettivo che il legislatore si è prefisso consiste nella costruzione di un rapporto interspecifico basato su conoscenze scientifiche, finalizzato al benessere dei cani con i quali condividiamo la nostra vita, alla crescita culturale e alla responsabilizzazione dei proprietari con lo scopo di tutelare il cane e prevenire i rischi per l’uomo.
I medici veterinari, con le loro competenze e professionalità, hanno il compito di veicolare e diffondere nel modo più efficace le conoscenze necessarie a creare la consapevolezza nei cittadini proprietari e detentori di cani nonché di supportarli e trovare soluzioni appropriate per i problemi di comportamento che si possono verificare nelle diverse fasi della vita del loro compagno.
Il materiale formativo - cartaceo e su supporto informatico - sarà quindi distribuito a tutti i medici veterinari italiani, sia pubblici che privati, che ogni giorno sono impegnati a fornire informazioni e conoscenze a coloro che convivono con un cane.
Con questo lavoro tutta la professione veterinaria, pubblica e privata, collaborando con il Ministero ha voluto dimostrare ulteriormente il proprio impegno, oggi più che mai finalizzato a rendere possibile la convivenza uomo-animali, ma da sempre profuso nell’azione di tutela della salute pubblica e del benessere degli animali.
I percorsi formativi sono su base volontaria, disponibili per tutti i cittadini proprietari di cani o che vogliano diventarlo, tuttavia il Sindaco in sinergia con i Servizi Veterinari ufficiali, nell'ambito del loro compito di tutela dell'incolumità pubblica, può renderli obbligatori per i proprietari di cani dichiarati ad elevato rischio di aggressività.
Al di là della protesta del Codancons, per alcuni versi comprensibile, che critica al ministero di non aver reso obbligatorio a priori tale corso per i proprietari di cani appartenenti alle razze considerate potenzialmente più pericolose, senza attendere che manifestino comportamenti aggressivi, personalmente ritengo tale iniziativa un forte segnale di cambiamento nel mondo della cinofilia.
Indubbiamente le difficoltà inizieranno all'atto pratico dell'attuazione di tale percorso (in ogni caso perfettibile); ma di sicuro è un buon inizio, perché indica a tutti e in particolare ai proprietari di cani che spesso non basta l'amore e la buona volontà per rendere un cane perfettamente socializzato e ben educato; ma occorrono altresì un notevole senso di responsabilità e un discreto bagaglio di conoscenze e competenze oltremodo articolate per giungere a stabilire un rapporto equilibrato e rispettoso della dignità di un animale che da sempre ci dà così tanto, ricevendo così poco in cambio da parte nostra.

venerdì 3 aprile 2009

Come insegnare al nuovo cucciolo a non sporcare in casa

Una delle principali preoccupazioni di un proprietario alle prese con un cucciolo appena adottato è sicuramente quella dell'igiene tra le mura domestiche, in particolar modo il pensiero principale è quello di insegnare al più presto al nuovo arrivato dove e quando effettuare le proprie deiezioni. Premesso che un cucciolo prima dei 4 mesi di età non possiede ancora un perfetto controllo degli sfinteri (si parla di incompetenza), e di conseguenza non è in grado di trattenere i propri bisogni se non per pochissimo tempo, vediamo di fornire qui di seguito alcuni consigli pratici per insegnargli un minimo di buone creanze, affinché la nostra casa non assuma in men che non si dica le sembianze di una porcilaia.
Innanzitutto è importante iniziare l'educazione alla corretta eliminazione nell'età giusta. Esiste infatti un periodo migliore che in genere si colloca tra le 7 settimane e mezzo e le 8 settimane e mezzo. Durante tale lasso di tempo infatti si può insegnare al cucciolo dove eliminare, prima che abbia sviluppato delle preferenze. Intendiamoci, non che dopo non sia possibile, ma occorrerà sicuramente un po' di tempo in più...
Altro concetto fondamentale è quello di portare almeno 6-8 volte al giorno fuori il cucciolo per consentirgli di eliminare i propri bisogni in ambiente esterno. A questo proposito bisogna dire che il luogo dove portare il piccolo deve essere scelto in base alla possibilità di poterlo raggiungere in fretta, infatti è consigliabile effettuare l'uscita appena il cucciolo si sveglia, dopo le sessioni di gioco ed entro 15-30 minuti dal termine dei pasti, dato che questi sono i momenti in cui lo stimolo sarà più forte ed impellente.
Se lo si riesce a portare sempre nello stesso posto, gli odori lasciati in precedenza stimoleranno il cucciolo ad urinare e defecare. Ricordate che molti soggetti hanno bisogno di 15-20 minuti per annusare e muoversi prima di eliminare.
Bisognerà dunque avere la pazienza di attendere che il cucciolo faccia i bisogni, perché se lo si riporta troppo presto in casa, si corre il rischio che questi finisca per sporcare appena rientrato. Inoltre bisogna evitare di invogliarlo a giocare finché non abbia eliminato, altrimenti non riuscirà a concentrarsi. Potrebbe poi essere d'aiuto escogitare una frase da ripetere sempre uguale nel momento che il cane elimina in esterno (per es.: fà i tuoi bisogni), così che funga da stimolo e costituisca per il cane una sorta di esortazione, per fargli capire che è il momento ideale e contemporaneamente si trova nel luogo giusto per svolgere le sue funzioni organiche.
Un altro punto fondamentale è quello di gratificare il cucciolo, lodandolo, giocandoci assieme, o dandogli qualcosa da mangiare, non appena ha eliminato, affinché il premio produca un rinforzo positivo del comportamento desiderato (in questo caso l'eliminazione in esterno).
E' importante però farlo immediatamente, perché a posteriori (per esempio una volta tornato a casa), non sarebbe più in grado di associare il premio al comportamento che desideriamo ricompensare.
Soprattutto nel primo periodo bisogna seguire con molta attenzione il cucciolo, sia in casa che fuori, in modo da poterci accorgere quando sta per iniziare a sporcare, così da inibire l'atto (magari gridandogli un secco: "no!") in casa o invece premiarlo, come appena detto, se fuori.
Per seguire i suoi spostamenti dunque sarebbe utile o mettergli il guinzaglio (anche dentro casa) oppure dotarlo di un collare con un campanello, che ci informi in tempo reale di dove si trova.

Nel momento in cui dovessimo uscire e lasciarlo da solo in casa, converrebbe delimitare l'area consentita tramite un piccolo recinto o anche un semplice scatolone, con delle pareti sufficientemente alte da non poter essere scavalcate. Se lo scatolone fosse troppo grande, si può dividerlo con un tramezzo, affinché il cucciolo non sporchi da una parte e si metta a dormire dall'altra. Ma si ricordi che i cuccioli hanno una capacità di resistenza vescicale e intestinale limitata, perciò andrebbero fatti uscire almeno ogni 4 ore.
Al contrario di quello che le leggende metropolitane e i consigli dei giardinetti vanno sostenendo, nel caso in cui il cucciolo sporcasse in casa, non mettete mai e poi mai il suo muso nell'urina o nelle feci. Questo tipo di punizione non serve assolutamente a nulla, in quanto è una punizione a posteriori, quando il comportamento errato ha già avuto luogo, e pertanto il cane non è in grado di mettere in correlazione fra loro le due cose.
Laddove possibile, invece, sarebbe utile cercare di cogliere in fragranza di reato il cagnolino: se lo si vede ad esempio mentre si accinge a prepararsi a sporcare, magari girando in circolo dopo aver annusato in terra, potremmo, senza spostarlo di peso, battere il piede in terra, o scuotere un barattolo con dentro delle monete, o battere le mani o ancora gridargli un sonoro: "fuori!", per intimorirlo ed interrompere con tutta probabilità la sequenza iniziata, fermandolo prima che arrivi a sporcare, così da avere ancora il tempo per portarlo fuori.
Fondamentale è poi evitare di lasciare sempre il cibo a disposizione: il pasto andrebbe dato ogni giorno ad orari fissi, rimuovendo la ciotola (anche se ancora intonsa) al massimo dopo 20 minuti. In questo modo introduciamo l'abitudine di intervalli regolari, rispetto ai quali il cucciolo sentirà lo stimolo ad eliminare altrettanto regolarmente.
Infine in casa è importante pulire adeguatamente, con prodotti efficaci e sicuri, tutti i posti dove il cucciolo sporca, evitando candeggina e prodotti a base di ammoniaca, e preferendo invece detergenti enzimatici, che rimuovano le tracce olfattive delle deiezioni che altrimenti costituirebbero continui inviti per il cucciolo a tornare a sporcare negli stessi punti.

La maggior parte dei cuccioli, seguendo questo programma di addestramento, imparano ad eseguire una eliminazione appropriata entro le prime 14-20 settimane di vita.
Ma può succedere che alcuni individui invece impieghino più tempo, per vari motivi, che però a questo punto andrebbero indagati approfonditamente con l'aiuto del proprio veterinario di fiducia.

domenica 1 febbraio 2009

Insegnare ad indossare collare e guinzaglio al cane

Oggi vorrei trattare un argomento di pertinenza dell'educazione di base di un cane e che presto o tardi ogni proprietario si trova a dover affrontare preferibilmente sin da cucciolo, dal momento che una volta raggiunga l'età adulta, potrebbe diventare troppo difficile da mettere in pratica.
Per aiutarmi mi servirò dei preziosi consigli forniti dal padre francese della medicina comportamentale, Patrick Pageat, nel suo indispensabile testo di base "Cani si nasce, padroni si diventa".
Vediamo dunque di esaminare punto per punto la questione in termini pratici:

1) - Innanzitutto occorre selezionare materiali semplici, quindi vanno evitati assolutamente come collari le catene metalliche e gli accessori eleganti, ma troppo pesanti.
Bisogna scegliere elementi solidi, ma il più possibile leggeri e sottili.
2) - Affinché il cucciolo accetti il collare bisogna iniziare ad abituarlo, facendoglielo indossare inizialmente nella tranquillità dell'ambiente domestico: gli infilerete il collare mentre si gioca a palla con lui, ad esempio. Ovviamente la prima reazione sarà di fastidio: comincerà a dondolarsi, a guardare cosa gli succede alle spalle, si gratterà spesso ed emetterà deboli guaiti lamentosi. Bisogna però evitare a tutti i costi che si metta ad ululare cercando di togliersi il collare: ecco perché è fondamentale che inizi a familiarizzare con quest'oggetto durante i periodi di gioco. In genere, nella stragrande maggioranza dei casi (tranne i soggetti con disturbi dello sviluppo) dopo due o tre sedute del genere si riesce a lasciare il collare a tempo pieno, senza che la cosa disturbi il cucciolo più di tanto.


3) - A partire dal momento in cui il collare viene accettato, si potrà introdurre il guinzaglio nello stesso modo, ovvero in casa o in un luogo tranquillo e rassicurante: mentre giocate col cucciolo, ad un certo punto, senza dare nell'occhio, aggancerete il guinzaglio al collare, lasciandolo penzolare libero. Questo finché il cane non si sarà abituato a quel prolungamento, ma perché questo avvenga bisogna distrarlo e tenerlo occupato giocando con lui per evitare che si faccia prendere dal panico. In generale a partire dalla prima volta l'animale riesce a giocare con indosso il guinzaglio, anche se di tanto in tanto si volterà per guardare cosa gli pende dalle spalle...
4) - Raggiunto questo stadio potrete finalmente iniziare a tenere l'altro capo del guinzaglio, avendo cura però di continuare a lasciarlo lento: assecondate cioè i movimenti del cane senza cercare di opporre resistenza (in questa fase non stiamo ancora insegnandogli a camminare al guinzaglio). Il guinzaglio non viene quindi tirato, ma potete servirvene come elemento di trasmissione di segnali tra voi e il cane.
In due o tre sedute il cucciolo imparerà a sopportarlo bene; l'unica cosa che non tollera, finché non gli verrà insegnata la marcia al guinzaglio, sono i momenti in cui lo tende al massimo e rimane bloccato. Bisognerà quindi evitare questo genere di situazioni per non provocare inutili reazioni di agitazione.
Tutta questa prima parte non è altro che una vera e propria iniziazione al collare e guinzaglio, e deve conservare sempre e soltanto un aspetto ludico.
Solo dopo la pubertà e poi con l'età adulta si potrà cominciare a pretendere gradualmente di più, avanzando esigenze più complesse e fissando una serie di regole più articolate.
Ricordiamoci sempre in ogni caso che il cane non nasce con la capacità innata di sopportare questo mezzo, e soprattutto che il guinzaglio non è un sistema per attaccare il cane ad una sorta di paletto vivente, rappresentato da chi lo regge. Esso rappresenta una specie di filo del telefono tra l'uomo e il cane: appena lo si tocca, lo si tende o lo si allenta si trasmette un differente tipo di messaggio. Ecco perché è così importante insegnare il prima possibile al nostro cucciolo ad indossarlo e tollerarlo, evitandogli di avvertirlo come una costrizione o una punizione.