martedì 10 giugno 2008

L'ANESTESIA: informazioni utili

L'anestesia nei nostri animali oltre a venir utilizzata ovviamente per consentire le differenti manualità chirurgiche è anche uno strumento utilissimo per intervenire in vari procedimenti diagnostici che procurano disagio o dolore, e dunque rendono i nostri pazienti poco o per nulla collaborativi, se non addirittura pericolosi per sè stessi e per chi deve operare su di loro.

L'anestesia come dice il collega (dr. Federico Corletto) non è altro che un'intossicazione transitoria e controllata che interferisce col normale funzionamento di alcuni apparati (cardiovascolare, respiratorio, renale e sistema nervoso centrale) e la sua sicurezza è data proprio da queste sue due caratteristiche: la transitorietà e la controllabilità.
Gli scopi principali dell'anestesia dunque sono essenzialmente quattro: garantire la perdita di coscienza, una buona analgesia, il rilassamento muscolare e l'abolizione dei riflessi autonomi scatenati dalle nostre manovre.

Un concetto importante da sottolineare è che non esiste quindi un'anestesia leggera o pesante, come spesso ci si sente chiedere da molti proprietari preoccupati delle conseguenze dell'uso degli anestetici sul proprio animale; tutt'al più si potrebbe far differenza tra un'anestesia superficiale o profonda, ma laddove si deve sopprimere adeguatamente lo stimolo doloroso (negli interventi chirurgici soprattutto), è assolutamente necessario ottenere contemporaneamente perdita di coscienza, analgesia e miorilassamento con conseguente immobilità.
I metodi a nostra disposizione per ottenere questi risultati sono essenzialmente due: l'anestesia generale o narcosi e l'anestesia loco-regionale.
Vediamo dunque in cosa consistono.

L'anestesia generale o narcosi
L'anestesia generale o narcosi dà luogo ad uno stato molto simile al sonno profondo ed inizia grazie alla somministrazione di un calmante (fase nota in termini tecnici come premedicazione o preanestesia) seguita immediatamente dopo dall'iniezione dell'anestetico vero e proprio (che può essere composto anche da un cocktail di farmaci).

In conseguenza di ciò si passa all'abolizione dello stato di coscienza e alla soppressione della percezione del dolore nell'intero corpo.
Questo stato viene mantenuto per tutto il tempo dell'intervento.
A seconda delle preferenze dell'equipe chirurgica o delle indicazioni specifiche del tipo di intervento, l'anestesia generale viene effettuata e mantenuta somministrando farmaci per iniezione (intramuscolo od endovenosa) o per via gassosa mediante maschera o tubo oro-tracheale; tali metodiche possono venire anche associate.

L’ anestesia generale gassosa, come detto, viene effettuata mediante:
  • una maschera respiratoria (posta in modo da coprire il naso e la bocca) oppure
  • un tubo orotracheale (attraverso la bocca viene inserito un tubo che raggiunge la trachea).
Attraverso la maschera od il tubo viene somministrato al paziente ossigeno miscelato in varia percentuale ai vapori dei gas anestetici, il tutto regolato dall'apposito miscelatore.

Durante l'anestesia vengono tenuti sotto controllo i parametri vitali (polso, temperatura, attività cardiaca, ecc.) attraverso l'uso di appositi monitor.
E alla fine dell'intervento la somministrazione delle sostanze anestetiche viene interrotta, fino ad ottenere il risveglio del paziente, che solitamente viene collocato in ambienti appositi (gabbie per il risveglio) fino alla completa stabilizzazione delle sue funzioni vitali.

L'anestesia loco-regionale
Per anestesia loco-regionale invece si intende un'anestesia che agisce solo sulla regione dove si vuole ottenere la perdita di sensibilità.
L'anestesia locale si ottiene inoculando il farmaco anestetico direttamente nel punto un cui si procederà con l'intervento chirurgico.
Nel caso dell'anestesia regionale invece il farmaco anestetico si inietta nei pressi del nervo che rende sensibile la zona dove si deve effettuare la chirurgia.

Sono anestesie regionali anche l'anestesia epidurale e l'anestesia spinale, molto usate in umana.
Per ovvi motivi purtroppo tali anestesie vengono praticate molto raramente da sole sui nostri pazienti, vista la scarsa collaborazione che si otterrebbe da un animale sveglio, ma stanno iniziando a prendere piede come anestesie complementari da effettuare assieme all'anestesia generale, dal momento che assicurano un'ottima analgesia peri e post-operatoria.

Perché il digiuno pre-operatorio?
La raccomandazione che il proprietario si vede fare più spesso in vista di un intervento è di assicurarsi che il proprio animale non tocchi cibo né acqua nelle 6-8 ore precedenti l'anestesia. Questo perché durante la perdita di coscienza dovuta all'anestesia si ha altresì un rilassamento muscolare e anche il cardias (la valvola muscolare che si trova all'inizio dello stomaco) subisce l'effetto miorilassante e dunque non può più assicurare la completa chiusura dell'organo, inoltre la posizione stessa del paziente sul tavolo operatorio, facilita spesso il reflusso di contenuto gastrico che potrebbe arrivare in trachea e quindi nei polmoni, causando una polmonite ab ingestis. Inoltre lo stomaco pieno potrebbe interferire con i normali movimenti respiratori del diaframma, ostacolandoli.

Perché il consenso informato?
Nessun intervento medico o chirurgico è completamente scevro da di rischi.
Per questo motivo è ormai consuetudine far firmare al proprietario dell'animale che deve subire un'anestesia un documento che va sotto il nome di consenso informato, dove vengono eplicitati i reali rischi che la procedura comporta e le possibili complicazioni che potrebbero insorgere nel periodo immediatamente successivo all'intervento se non venissero seguite le indicazioni fornite per il post-operatorio. Ciò anche per far comprendere la serietà dell'atto medico in questione.

E' appena qui il caso di ricordare la possibilità di reazioni allergiche generali o locali nei confronti dei farmaci, anestetici compresi; le possibili lesioni legate all'uso del tubo oro-tracheale; e altre particolari complicanze date da possibili patologie intercorrenti.
Da qui si deduce l'importanza di una corretta visita anamnestica e di un esame clinico completo prima dell'intervento (che in umana prende il nome di visita anestesiologica), durante il quale andrebbero messi in luce i rischi connessi all'età e allo stato di salute dell'animale e dovrebbero venir raccolte e fornite tutte le informazioni utili al veterinario e al proprietario.

Cos'è la classificazione ASA
Si tratta di una classificazione elaborata dall'American Society of Anesthesiology (ASA appunto) per catalogare il paziente da sottoporre a chirurgia in base alle sue condizioni cliniche.
Tale classificazione non può indicare in termini assoluti il rischio anestesiologico o quello legato all'intervento di per sé; essa ha la comodità però di essere universalmente valida e soprattutto di riuscire a sintetizzare in 6 classi di rischio la totalità dei pazienti:
  • ASA I = è il soggetto normale (rischio ridotto o normale)
  • ASA II = paziente con lieve patologia localizzata o sistemica (rischio modicamente aumentato)
  • ASA III = paziente con grave patologia sistemica (rischio notevolmente aumentato)
  • ASA IV = paziente con grave patologia sistemica (rischio molto aumentato)
  • ASA V = paziente moribondo con sopravvivenza inferiore alle 24h, con o senza chirurgia
  • ASA V/E = paziente che ha una prognosi ad vitam inferiore alle 24/48h anche se si interviene, ma nel quale l’unica possibilità di sopravvivenza è legata alla chirurgia per l’estrema gravità della patologia (nonostante le possibilità che superi l’anestesia siano molto esigue).

domenica 8 giugno 2008

ESTATE: ALLARME FORASACCHI

Con l'arrivo della bella stagione si ha un considerevole aumento dei pericoli per la salute dei nostri amici a quattro zampe, rappresentati oltre che da parassiti e malattie da questi trasmesse, da un vero e proprio flagello vegetale: le ariste di graminacee selvatiche (Avena sativa e Hordeum murinum tra le più comuni), volgarmente note come "forasacchi".


Chi possiede un cane li conosce sicuramente molto bene: si tratta di componenti della spiga di specie vegetali diffuse ovunque, anche negli spazi verdi cittadini.
La loro conformazione è stata diabolicamente concepita da madre natura al fine di potersi attaccare saldamente al pelo di animali da sfruttare come inconsapevole veicolo per i semi della pianta da cui provengono.

Ve ne sono di diverse dimensioni (da 1 a 3 cm.), la cui forma ricorda quella di un arpione o di una lancia, con una robusta punta acuminata e con delle "ali" provviste di piccoli uncini disposti in maniera tale da consentire il movimento solo in una direzione, assicurandone sempre e comunque l'avanzamento.

I forasacchi rappresentano un pericolo soprattutto per i cani, in quanto i gatti hanno un'abilità e una costanza nella auto-tolettatura del pelo, tali da riuscire quasi sempre a toglierli prima che causino danni.
I cani più esposti al pericolo sono, ovviamente, quelli che vivono in campagna e, tra questi, quelli con pelo più fitto e più lungo.

I forasacchi possono infilarsi praticamente ovunque, ovvero, dopo essersi attaccati al pelo, hanno la capacità, spinti dal movimento dell'animale, di avanzare e di conficcarsi nella pelle, dove danno luogo a profondi tragitti fistolosi, arrivando a perforare addirittura le strutture scheletriche.
Purtroppo non sempre si riesce a rendersi conto in tempo del problema e in molti casi occorre ricorrere ad esami complementari, come l'esame ecografico (effettuato da un veterinario esperto) per risalire al percorso effettuato dal corpo estraneo, individuando precisamente dove sia finito, e poterlo quindi estrarre.

I forasacchi, quando riescono a penetrare la cute (la zona preferita è tra le dita, ma possono rinvenirsi in qualsiasi altra parte del corpo, dalla loggia ascellare al prepuzio), generalmente producono un'infezione purulenta, sotto forma di una tumefazione calda e dolente (ascesso) che ad un certo punto si ulcera, lasciando fuoriuscire del pus denso e maleodorante.

In tali situazioni, se il veterinario non riesce ad intervenire precocemente, o è fortunato estraendoli alla cieca tramite apposite pinze, è spesso necessario ricorrere a veri e propri interventi chirurgici in anestesia generale, che tra l'altro non sempre sono coronati da successo.
Altre destinazioni predilette dei forasacchi sono le orecchie, il naso, la gola e, sebbene più raramente, anche gli occhi.

In caso di penetrazione nelle orecchie, il cane manifesterà evidente fastidio camminando con la testa abbassata e ruotata e, soprattutto, scuotendola e grattandosi nel tentativo (sempre vano) di togliere il corpo estraneo.
In tal caso è importante rivolgersi al più presto ad un veterinario in quanto le probabilità che il forasacco avanzando perfori il timpano crescono col passare del tempo.


In caso di penetrazione nel naso i sintomi sono rappresentati da violente crisi di starnuti (da 10 a 15 di seguito) sino alla fuoriuscita, spesso, di sangue (rinorragia).
In questi casi, contrariamente a quanto si crede, i forasacchi presenti nel naso, quando non eliminati grazie agli starnuti, se dovessero avanzare, hanno la sola possibilità di essere ingoiati e non di finire in trachea.

Comunque vanno tolti al più presto e spesso ricorrendo, con il cane in anestesia generale, ad una delicata endoscopia (che in tal caso prende il nome di rinoscopia), in quanto non sempre sono raggiungibili utilizzando l'otoscopio, ovvero lo strumento con cui si ispeziona il condotto uditivo.

L'endoscopia delle vie aeree profonde (broncoscopia) è invece indispensabile in caso di penetrazione del forasacco in gola e quindi in trachea e conseguentemente nell'albero bronchiale. In tal caso il cane manifesterà improvvise crisi di tosse, a volte espettorando sangue.
Tale destinazione è tipica nei cani da caccia come Pointer, Bracchi e Setter, abituati a correre nei prati "a bocca aperta".
In questi casi, se non si interviene per tempo la situazione evolverà sino a causare una broncopolmonite spesso letale, perché difficilmente rispondente alla terapia antibiotica.

Altra sede da tenere in considerazione, sebbene più rara, ma interessante anche il gatto, è l'occhio, con conseguenze più o meno gravi e facilmente immaginabili che possono andare dalla semplice congiuntivite sino alla perforazione corneale, con penetrazione in camera anteriore e perdita della vista, se non si interviene subito.

Importante quanto recarsi dal veterinario al minimo sospetto di penetrazione di forasacchi è cercare di ridurre le probabilità che ciò avvenga; a tale scopo è importante evitare di condurre i cani in campi con erba alta oppure tagliata, ma non raccolta e lasciata seccare in loco, provvedere ad adeguata ispezione e spazzolatura del pelo (soprattutto tra le dita e intorno alle orecchie) ogni volta che si torna da una scampagnata e, soprattutto, provvedere ad una tosatura integrale o, per lo meno, tenere sempre cortissimo il pelo attorno alle orecchie e fra le dita, riducendo così pure il rischio di aggressione da parte di pulci e zecche, altri problemi estivi da non sottovalutare.

venerdì 6 giugno 2008

Prorogato Regime Transitorio per il Passaporto dei Pets

E' di poche ore fa la notizia pubblicata sul sito di "ANMVI Oggi" che è stata prorogata, nei Paesi in cui è previsto, sino al 30 giugno 2010 la norma scaduta il 1 gennaio di quest'anno, in merito al regime transitorio che prevede l'obbligo del test sierologico antirabbico (Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito) e le misure specifiche contro l'echinococcosi (Finlandia, Malta, Svezia, Irlanda e Regno Unito) e le zecche (Irlanda, Malta e Regno Unito).
Lo prevede il Regolamento (CE) n. 454/2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea del 4 giugno e che entrerà in vigore dal 24 giugno prossimo.
Il provvedimento modifica il così il Regolamento (CE) n. 998/2003 relativo alle cond
izioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia per quanto riguarda l'estensione del periodo transitorio.

Il regime transitorio avrebbe dovuto scadere il 1 gennaio 2008, ma "la valutazione scientifica è durata più a lungo del previsto" e dunque "la relazione della Commissione uscirà in ritardo".
Prima di allora l'ingresso di cani, gatti e furetti nei Paesi sopra indicati resta soggetta ai regimi cautelativi.

Visto che la stagione estiva è alle porte e con essa inizierà per noi poveri veterinari il periodo durante il quale dovremo combattere contro la richiesta di certificati falsi a causa di proprietari sbadati e ritardatari, che per impellenti necessità relative allo spostamento degli animali da compagnia si ricordano solo il giorno prima della partenza che anche il loro animale deve essere in regola con i suoi documenti, è forse utile ricordare che occorre muoversi per tempo e che il passaporto europeo è rilasciato unicamente dalle ASL e soltanto agli animali (cani, gatti e furetti) regolarmante microchippati.

Discorso a parte merita invece la vaccinazione antirabbica corredata da certificato che, come detto sopra, per alcuni paesi non è sufficiente; ma necessita altresì di un test sierologico (che si esegue sul sangue) e si fa una volta nella vita dell'animale già vaccinato (a patto che poi le scadenze dei richiami vengano puntualmente rispettate).
Tutto ciò necessita di tempi più lunghi relativi all'esecuzione del test da parte di laboratori autorizzati, pertanto si consiglia di organizzarsi in tempo utile, se non si vuole rischiare di lasciare il proprio animale a casa, soprattutto perché se ci si reca in alcuni paesi dove la Rabbia è presente, è altamente probabile che nel momento in cui si decida di rientrare in Italia, senza tale documentazione in regola, le autorità competenti potrebbero impedire la reintroduzione dell'animale sul suolo italico rendendo il rientro a casa un vero e proprio incubo.

Perciò mi raccomando: siate previdenti e prima che arrivi il fatidico giorno della partenza per le meritate vacanze, onde evitare spiacevoli sorprese, affrettatevi e recatevi presso il vostro veterinario di fiducia per informarvi se siete in regola con i documenti del vostro beniamino a quattro zampe e in caso contrario provvedete immediatamente a regolarizzarli!

giovedì 5 giugno 2008

Il tipo saturnino

Saturno fu per secoli creduto l’ultimo pianeta del sistema solare, dal momento che era l’ultimo visibile osservando ad occhio nudo il cielo, e quindi fu considerato proprio il simbolo della fine di ciò che iniziava col Sole (simbolo di calore, vigore e fiducia) ovvero freddezza, vecchiaia e pessimismo.
In realtà il discorso è molto più complesso alla luce delle nostre conoscenze attuali e possiamo affermare che esso rappresenta non la fine ma un altro inizio, ovvero la possibilità di una vita alternativa al modello solare.


Ad esso spetta dunque il compito di principio frenante e contestatario nei confronti della solarità intesa come comportamento dominante della nostra attuale società patriarcale, una sorta di deterrente anti-solare necessario per l’equilibrio dialettico della realtà in cui viviamo, come l’inverno per l’estate.
Come per gli altri tipi planetari anche qui possiamo distinguere tre tipologie principali, frutto delle tre posizioni schematiche del pianeta (due domicili, e una esaltazione): Aquario, Capricorno e Bilancia.


Vediamo di iniziare analizzando proprio la sede dell’esaltazione: la Bilancia.
Il saturnino-Bilancia ha il compito di frenare proprio la baldanza egopatia dell’Ariete cui si oppone, il quale di suo sarebbe sempre pronto a credersi il primo e l’unico, con la sua tendenza naturale a sbalzare chiunque tenti di intralciargli il cammino. Il che non corrisponde affatto a una visione ottimistica della vita, ma ad una visione distorta della realtà.
Ecco dunque che subentra l’utilità della riflessione e della logica tipiche del saturnino-Bilancia che rifiuta tali illusioni opponendovi il suo spirito critico con cui tuona che nessuno è primo ed unico per il solo fatto di credersi tale, perché esistono anche gli altri, e tutti hanno sia diritti che doveri, in piena parità.

Quindi anziché trattare il prossimo come un nemico da sconfiggere con la violenza tipica del solar/marziano-Ariete, questo tipo propone di venire a patti con l’altro in termini di giustizia ed equità, stringendo opportune alleanze e frenando gli eccessi insiti nel naturale esclusivismo, assolutista ed egopatico, dell’infantile ed impulsivo Ariete.
In Bilancia infatti Saturno collabora con la natura venusiana del segno, suggeritrice di sentimenti umanitari, e quindi in questa sede il pianeta perde parte del suo rigido realismo cedendo spesso a slanci ideologici per il bene comune.

Tuttavia è pronto ad irrigidirsi nuovamente qualora venissero calpestati quei principi di giustizia che è suo compito difendere.
Il fatto che la maggioranza dell’umanità tenda a prendere in considerazione soltanto i propri diritti, ignorando quelli degli altri, fa si che spesso questo tipo venga considerato una specie di minorato incapace di aggredire, oppure esageratamente severo, se non eccessivamente acido, con le sue dure critiche, o, in altri casi, una specie di gran rompiscatole che pretende di lottare contro il sacrosanto egoismo in nome del bene comune, di profondi principi etici e della tanto sbandierata giustizia.

Ad onor del vero bisogna riconoscere però che vi sono anche saturnini-Bilancia che esprimono al negativo tali prerogative e, diventando profondamente intolleranti e ipercritici, finiscono per preferire alla giustizia la dura e sterile applicazione delle leggi vigenti in quel particolare momento storico, spesso in netto contrasto con la giustizia stessa, sfociando in un autoritarismo legalitario e manicheista!

Il saturnino-Capricorno è forse il bersaglio più comune della mentalità solare.
Qui infatti il pianeta si trova affiancato a Marte, che di solito è un alleato del Sole, e quindi anziché condannare l’aggressività (come faceva in Bilancia), si limita ad inserirvi la logica, rendendola razionale e oculata.
In questo caso ciò che più irrita i pregiudizi correnti del temperamento saturnino-Capricorno è la possibilità di ottenere con intelligenza ciò che il Sole vorrebbe ottenere per virtù propria e senza tanti calcoli.
Il primato “naturale” preteso dai solari Ariete e Leone è messo in discussione da un primato “conquistato”, programmato e voluto, da un Saturno-capricornico, simbolicamente in casa decima, che sa ciò che vuole e lo persegue senza inutili artifici o falsi pudori.

In questo tipo planetario si assiste ad un conflitto di sfumature analogiche dal quale la primitività e l’elementarità solari escono di solito sconfitte, poiché chi sappia sostenere gli istinti aggressivi con capacità analitiche e razionali si assicura spesso la vittoria.
Il pessimismo di cui viene ingiustamente accusato il saturnino-Capricorno è puro e semplice realismo: egli dubita che la vita sia così facile come il solar-marziano suppone o che gli ostacoli si possano abbattere sempre cozzandoci contro; ma soprattutto è convinto che si riesca a diventare i primi e i migliori solo con una lenta, costante e a volte faticosa conquista del successo.

Spesso i suoi silenzi e la sua tendenza a procedere solitario vengono scambiati superficialmente dai soliti pregiudizi solari correnti per malinconia; mentre questo tipo non soffre affatto di un simile stato d’animo, perché di solito consegue sempre, prima o poi, le mete che si è prefissato e in tale operazione il saturnino-capricornico ha dalla sua Marte, che gli offre una determinazione e una implacabilità incredibili, le quali affiancate alla rigorosa logica e al disincantato realismo, creano spesso una vera e propria ambizione pragmatica che si traduce frequentemente nel raggiungimento di posizioni di successo; ma soprattutto di potere.

Il tipo saturnino-Aquario contrariamente agli altri due è così abile e così ben mimetizzato che il suo modo di essere di solito sfugge alle critiche e agli attacchi della mentalità solare dominante, di cui invece, nonostante le apparenze, è il più subdolo e pericoloso avversario.
Il merito di questa operazione mimetica ed elusiva spetta agli altri due pianeti che collaborano con lui nell’undicesimo segno, ovvero Nettuno (pianeta duttile e trasformista) e Urano (che qui simboleggia l’opportunismo e il tempismo), dando luogo a sfumature molto interessanti.
Il segno dell’Aquario si oppone alla più prestigiosa sede del Sole, quella leonina, e, nello schema della domificazione, alla quinta casa che propone entusiasticamente la gioia di sprecare energie, di generare figli e di educarli in modo da far si che il primato solare continui.

Ebbene il saturnino-Aquario mette in discussione proprio tutto l’intero procedimento, compreso il totem della continuità genetica e della riproduzione dell’uguale a sé, affidandosi ai cambiamenti futuri, e qui il pianeta conquista la sua simbologia di fiducia nei tempi lunghi, che lo vedranno trionfatore in un mondo alternativo a quello patriarcale.
L’operazione contestataria di questo tipo non è più affidata, come in Bilancia, all’ardente spada della giustizia, o, come in Capricorno, alla ragionata conquista del potere: qui è sostenuta da una sottile ed ironica rete di dubbi tesa attorno ai dogmi solari, creata da un’intimo bisogno di libertà e appoggiata da una fantasia ribelle.
Egli infatti sostiene che non è vero che chi spreca più energie ottiene di più di chi invece le energie le risparmia oculatamente; inoltre è fermamente convinto che i nemici si sconfiggono più facilmente con la raffinata arma della diplomazia anziché dichiarandogli costantemente guerra.

Per questo tipo planetario chi si impone ottiene a volte ciò che si propone; ma chi si adatta alle circostanze arriva sempre più lontano e soprattutto con minori perdite.
Questa tattica di apparente arrendevolezza fa si che il saturnino-Aquario sembri mite ed inoffensivo e passi di solito per il grande amico di tutti, e ciò tende a favorire proprio la sua massima di vita: evolversi sfruttando opportunisticamente il mutare degli eventi.
La sua infatti è una visione della realtà insieme relativistica ed opportunistica, il che favorisce un realismo diverso ma ugualmente efficace ai fini della sua essenziale funzione di anti-solarità.

Sarà tendenzialmente un saturnino Bilancia chi ha il Sole o l’Ascendente in Bilancia, o il Sole e/o Saturno in settima casa o Saturno in Bilancia oppure buoni rapporti Saturno-Venere.
Sarà tendenzialmente un saturnino Capricorno chi ha il Sole o l’Ascendente in Capricorno o il Sole e/o Saturno in decima casa o Saturno in Capricorno oppure buoni rapporti Saturno-Marte.
Sarà tendenzialmente un saturnino Aquario chi ha il Sole o l’Ascendente in Aquario, o il Sole e/o Saturno in undicesima casa o Saturno in Aquario oppure buoni rapporti Saturno-Nettuno.

martedì 3 giugno 2008

Il cane aggressivo (seconda parte)

Come ho già accennato nella prima parte, molto spesso nel nostro mestiere si è chiamati al difficile compito di giudicare e quantificare il problema dell'aggressività di un cane, soprattutto quando quest'ultimo ha manifestato, a detta dei proprietari, un comportamento inaspettatamente aggressivo, attaccando improvvisamente magari proprio durante i comuni gesti quotidiani che in altre occasioni non avevano suscitato nessuna reazione da parte sua.

Questo presuppone di solito un "misunderstunding" tra animale e proprietario, dovuto ad un'errata interpretazione di certe situazioni, che vengono percepite con significati notevolmente differenti dalle due parti in causa.
Il fatto però che l'aggressione si traduca in un danno fisico all'eventuale vittima umana improvvisamente ci fa sorgere la paura che da fedele amico dell'uomo, il cane di casa si possa trasformare in una specie di Dr. Jekill e Mr. Hide.

Tutto ciò è, al solito, frutto del fatto che si tende ad incentrare il problema unicamente da un punto di vista antropocentrico; ovvero ci si preoccupa soltanto dell'interpretazione che dà l'essere umano dell'incidente accaduto, tralasciando l'altro importante aspetto del problema, che è appunto quello avviene nel cane e che invece è sempre opportuno prendere in considerazione se si vuole avere una visione obiettiva e completa del problema.
Ad ogni modo l'iter diagnostico da seguire in questi casi per tentare di capire realmente il motivo per cui il cane ha morso e stabilire anche se la cosa può con buona probabilità ripetersi in futuro, si può riassumere in 5 tappe:
  1. Valutazione della pericolosità
  2. Descrizione dell'aggressione (sequenze del comportamento aggressivo, posture e mimica del cane, componenti psicobiologiche, contesto e circostanze dell'aggressione, e ovviamente conseguenze dell'aggressione per il cane e l'ambiente)
  3. Valutazione del tipo di aggressione
  4. Diagnosi
  5. Suggerimenti, trattamento e terapie

Iniziamo dunque prendendo in considerazione il primo punto fondamentale del percorso diagnostico in caso di aggressione di un essere umano da parte di un cane, ovvero la valutazione della sua pericolosità.
In questo iter ho come punto di riferimento le linee guida fornite da uno specialista belga nel settore della medicina comportamentale quale è Joel Dehasse, il quale, studiando con particolare attenzione il problema, anche per abbreviare i tempi del percorso diagnostico, ha tentato di semplificare i criteri da prendere in considerazione per valutare la pericolosità di un cane.
Essi sono stati pertanto ridotti principalmente a 6:

A) il peso e la massa del cane in rapporto a quelli della vittima dell’aggressione
B) la categoria di appartenenza delle persone a rischio (in assenza di autorità)

C) il tipo di aggressione (offensiva o difensiva)

D) la prevedibilità o meno della stessa

E) il controllo e l’intensità del morso

F) il tipo di morso (semplice o multiplo)

Dehasse, attribuendo ad ognuno di essi un valore numerico, ha sintetizzato in una comoda formula il livello di pericolosità attribuibile ad un cane.
Vediamo come calcolare questo valore dunque, che ha comunque il solo significato di rischio globale, lasciando fuori ogni altra considerazione di ordine comportamentale.

A)-Per quanto riguarda il peso e la massa del cane bisogna considerare che nell’aggressione la mole dell'animale assume particolare importanza dato che nello slancio dell’attacco la potenza muscolare si somma al peso del cane stesso.
Per il calcolo di tale valore va considerata una formula secondo cui si moltiplica il peso del cane per 4 e si divide il numero così ottenuto per il peso della vittima.


B)-Per quanto riguarda il secondo punto invece si attribuisce alla categoria di appartenenza, in assenza di autorità (ovvero in mancanza di un ruolo gerarchico che permetterebbe un controllo del cane da parte dell'essere umano), un numero da 1 a 5 , che aumenta in base all’aumento del rischio, per cui avremo 5 tipologie di persone:
-uomini adulti = 1;
-donne adulte, persone con un handicap non grave e persone timorose= 2;
-bambini con più di 6 anni, persone anziane e persone con handicap medio= 3;
-bambini dai 3 ai 6 anni e persone con un handicap consistente= 4;
-bambini con meno di 3 anni e persone con un handicap grave= 5

C)-Il terzo punto, semplificando al massimo l’analisi del comportamento aggressivo, attribuisce un punteggio differente in al tipo di aggressione, per cui all’aggressione difensiva (ovvero scatenata dall’avvicinarsi della persona al cane) si attribuisce un valore pari a 1, mentre all’aggressione offensiva (ovvero in cui è il cane a procedere verso la persona) si attribuisce il valore 2.

D)-Al quarto punto sta la prevedibilità o meno dell’attacco e del morso.
Questo è molto importante e spesso fa la differenza per quanto riguarda le conseguenze.
Nell’aggressione prevedibile (a cui si attribuisce il valore di 1) il cane manifesta infatti una fase di minaccia in cui ringhia, abbaia, mostra i denti, ecc.
Nell’aggressione poco prevedibile (valore=2) la fase di minaccia invece è poco identificabile o quasi simultanea all’attacco.

Infine l’aggressione imprevedibile (valore=3) è quando l’attacco è immediato e diretto, senza alcun avvertimento.


E)-Al quinto punto si attribuisce un punteggio che va da 1 a 7, in base alla differente intensità del morso, per cui avremo anche danni molto diversi a seconda del tipo di morso.

1=afferrare con la bocca (nessuna traccia);
2=pizzicare (livido/ematoma);
3= morso controllato (ematoma);
4=morso controllato e trattenuto (perforazione dell’epidermide);
5=morso forte (perforazione muscolare);
6=morso forte e trattenuto (lacerazione muscolare) e infine
7=morso predatorio (distruzione muscolare).

F)-Ultimo criterio da considerare è la tipologia del morso, per cui avremo 4 gradi con relativo valore attribuito a seconda del morso:
1=morso semplice;
2=morso semplice e trattenuto;
3=morsi multipli e
4=morsi multipli e trattenuti.

Ecco che dunque avremo una formula matematica utile all’esperto comportamentalista, ma anche al proprietario, per stabilire molto semplicisticamente il rischio di pericolosità di un cane per l’uomo (ovviamente relativo alla data situazione e non certamente assoluto) e il cui valore si colloca in una scala numerica che va da un valore minimo inferiore a 10 che corrisponde ad un rischio minore, per cui si consiglia al proprietario di informarsi semplicemente sugli eventuali pericoli connessi, ad un valore compreso tra 10 e 14 che corrisponde ad un rischio medio, per cui si consiglia di far fare un esame fisico dal veterinario e di adottare misure di prevenzione e rieducazione, ad un valore compreso tra 14 e 15,5 che denota un rischio considerevole e pertanto in tal caso si raccomanda di seguire un trattamento e una terapia presso uno specialista, utilizzando la museruola in ogni situazione a rischio, e per finire un valore superiore a 15,5 il cui rischio corrisponde ad un livello di serietà che può comportare anche la perdita della vita della vittima per cui si consiglia l’allontanamento del cane, il suo disarmo o addirittura la sua eutanasia!

Tale formula può così essere sintetizzata:

INDICE DI PERICOLOSITA’ DI UN CANE = 4xA+B+C+D+F

Ovviamente tale valutazione è solo una prima tappa e come tutte le semplificazioni eccessive non è scevra da errori e soprattutto non sostituisce assolutamente il ricorso al veterinario comportamentalista; ma di sicuro costituisce un primo passo importante per capire la gravità di una situazione e l’eventuale possibilità di gestione offerta dal contesto in cui si opera.