martedì 1 aprile 2008

La storia di Penny (terza parte)

Dopo la diagnosi di linfoma piovuta a mo' di fulmine a ciel sereno, fu come se mi fosse crollato il mondo addosso.
Penny mi fissava con la sua solita espressione dolce, senza capire ovviamente cosa le stesse accadendo, anche perché fortunatamente (a parte l'incredibile aumento di volume di tutti i linfonodi) ancora era asintomatica.

Sebbene per qualcuno forse potrebbe suonare scandaloso, credo che la situazione somigli molto a quando accade di diagnosticare su un bambino un male incurabile, dato che l'investimento emotivo che si ha col proprio pet è davvero molto simile a quello che si ha con un bambino piccolo, anche perché, come quest'ultimo, dall'altra parte ci si ritrova un essere vivente innocente ed indifeso, totalmente dipendente da noi e con cui non si può comunicare a parole: conseguentemente si sente tutto il peso della responsabilità di decisioni vitali su di sé...
Nel mio caso poi l'essere veterinario non facilitava assolutamente il compito, perché razionalmente sapevo cosa stava accadendo e le relative conseguenze; ma emotivamente non riuscivo ad accettare che a soli 4 anni di età, Penny fosse già arrivata alla fine della sua vita.
Di una cosa ero certo: non mi sarei rassegnato tanto facilmente a perderla!

Il linfoma è la neoplasia maligna più comune del sistema ematopoietico del cane (80%) ed è paragonabile al linfoma non Hodgkin umano.
Si tratta di una malattia sistemica (ovvero che riguarda tutto l'organismo) a carattere evolutivo progressivo, caratterizzata dalla proliferazione incontrollata di tutte le cellule linfatiche (quelle deputate alla difesa immunitaria), che interessa linfonodi ed altri organi come fegato e milza; ma potrebbe interessare pure intestino, stomaco, reni, pelle, occhi, sistema nervoso, ecc.
Questo perché le cellule linfoidi neoplastiche circolano liberamente per tutto il corpo e possono raggiungere qualsiasi organo.
Ora non voglio fare qui un trattato di oncologia, non ci sarebbe né il tempo né lo spazio, ma sappiate che la chemioterapia è l'unica terapia possibile per questo tipo di tumore.
All'epoca ero completamente digiuno di cosa significasse, nonostante ne avessi sentito spesso parlare; ma mi armai di coraggio e cominciai a studiarmi i vari protocolli disponibili.
Dal momento che si tratta di sostanze non prive di rischi per la salute umana, non risulta propriamente agevole procurarsele e soprattutto maneggiarle.
Ma alla fine presi contatto con una collega che si occupava di ciò e iniziò il percorso o meglio dovrei dire il calvario, che probabilmente molti conoscono per averlo vissuto direttamente o indirettamente sulla propria pelle.

Penny in tutto questo fu davvero esemplare perché, nonostante la sottoponessi quotidianamente a quelle che poteva ritenere dal suo punto di vista delle inutili torture, non ha mai smesso di fidarsi di me, nemmeno per un attimo.
E sebbene ogni giorno dovessi farle ingoiare delle compresse mattina e sera, e ogni settimana la sottoponessi al prelievo di sangue per controllare l'emocromo e successivamente la incannulassi per iniettarle flebo della durata di circa 20-30 minuti, non si è mai sognata di rivoltarsi e tutto questo per 6 lunghissimi mesi...
Anzi, ancora mi ricordo con tenerezza che quando giungeva il giorno del prelievo e della flebo quasi porgeva la zampa e attendeva le mie procedure senza muoversi.

Da parte mia in più di un momento mi sono chiesto se quello che le stavo facendo era giusto e soprattutto se ne sarebbe valsa la pena, non tanto all'inizio, quando i risultati furono subito sorprendenti, in quanto in pochi giorni ci fu il ritorno alle dimensioni normali di tutti i linfonodi, ma soprattutto quando, in un secondo tempo, iniziarono a manifestarsi gli effetti collaterali della chemioterapia: perdita ed incanutimento del pelo, depressione, calo di globuli bianchi e piastrine, affaticamento, sino alla tanto temuta ematuria (sangue nelle urine) che mi convinsero a sospendere tutto.
Era il 30 novembre del 2005 quando presi la decisione di interrompere la chemioterapia, dedicandomi alla cura della cistite emorragica insorta come complicanza, ben conscio del fatto che il male non poteva dirsi sconfitto per sempre.
Ma non ce la facevo più a vederla andare sempre più giù e poi pensai che se proprio doveva morire, almeno non sarebbe morta per causa mia!
Ebbene da allora sono trascorsi 2 anni e 4 mesi esatti e vedere Penny che oggi, dopo tanto penare, è ancora allegra e festosa, piena di voglia di vivere e di giocare, mi riempie il cuore di gioia.

Nonostante tutte le fosche previsioni riportate dalla letteratura secondo cui la remissione dopo chemioterapia è della durata massima di 18 mesi, in seguito ai quali il tumore tende a riaffacciarsi più aggressivo e resistente che mai, spero che Penny rappresenti un miracolo o quanto meno voglio crederci.
In fondo comunque è riuscita a sopravvivere al tumore di ben 3 anni e considerando la durata della vita media di un cane credo che non sia un cattivo risultato, anzi tutto sommato è davvero un bel regalo!

2 commenti:

Hamlet III ha detto...

Un regalo ben meritato!!

AntoVet66 ha detto...

Grazie!
Di sicuro lei se lo meritava, dati il suo attaccamento alla vita e la sua volontà di comunicare gioia ed affetto...
E io continuo a sperare e a pregare affinché il miracolo perduri!
Antonio