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martedì 8 settembre 2009

PIU’ GARANZIE PER I CANI AFFIDATI AI COMUNI

Il notiziario on line dell'ANMVI dà notizia, con un articolo pubblicato proprio oggi, che è entrata in vigore l' "Ordinanza contingibile ed urgente recante misure per garantire la tutela e il benessere degli animali di affezione anche in applicazione degli articoli 55 e 56 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163" pubblicata sulla G.U. n.207 del 7 settembre 2009.
Vediamo di cosa si tratta e quali benefici ne conseguono, esaminando punto per punto l'articolo in questione:
L'Ordinanza, della durata di 24 mesi, individua specifiche misure sanitarie a garanzia della salute, della tutela e del benessere degli animali affidati secondo le procedure previste per gli appalti pubblici (decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163).
L'obiettivo è di evitare che animali di affezione possano essere trasferiti, in alcuni casi anche per lunghe distanze, in assenza di misure e prescrizioni sanitarie idonee a garantirne la tutela e il benessere ed evitarne lo stress.
Il provvedimento stabilisce che l'affidamento del servizio di mantenimento e gestione, da parte dei Comuni, dei cani randagi posti sotto la loro responsabilità tenga conto della natura di esseri senzienti degli animali.
I cani, non ancora sterilizzati all'entrata in vigore dell'ordinanza, presenti in strutture convenzionate con i Comuni, devono essere sottoposti all'intervento di sterilizzazione entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente ordinanza a cura del servizio veterinario dell'azienda sanitaria locale territorialmente competente o di medici veterinari liberi professionisti convenzionati, con spese a carico dei Comuni proprietari dei cani.
I Comuni sono tenuti, fra l'altro, ad assicurare:

- la microchippatura dei cani e la contestuale iscrizione nell'anagrafe canina a nome del Comune di ritrovamento e la sterilizzazione entro il termine di sessanta giorni e, comunque, sempre prima dell'eventuale trasferimento in altro Comune avvalendosi del servizio veterinario dell'azienda sanitaria locale competente per territorio o di medici veterinari liberi professionisti convenzionati;
- evitare lo stress degli animali di affezione dovuto a trasporti su lunga distanza che comunque devono essere effettuati nel rispetto del regolamento (CE) 1/2005 e del decreto legislativo 25 luglio 2007, n. 151;
- il possesso da parte della struttura individuata di requisiti strutturali e condizioni di mantenimento almeno non inferiori a quelli previsti dalle leggi regionali e dei regolamenti attuativi del territorio di provenienza dei cani;
- il possesso da parte della struttura individuata dell'autorizzazione sanitaria e la presenza di un medico veterinario libero professionista come responsabile sanitario;
- la struttura individuata per il mantenimento dei cani, inclusi eventuali moduli contigui alla struttura, non deve avere una capacita' superiore o superare le duecento unita' di animali;
- la capacita' di restituzione dell'animale al proprietario che ne faccia richiesta, prevedendo la precisa indicazione delle procedure e delle modalita' per assicurare tale restituzione;
- la struttura individuata per il mantenimento dei cani, deve prevedere l'accesso alla struttura e la presenza delle associazioni riconosciute in conformita' alla vigente normativa regionale, onlus o enti morali aventi come finalita' la protezione degli animali, al fine di favorire l'adozione dei cani;
- garantire attivita' che aumentino l'adottabilita' dei cani e l'apertura al pubblico della struttura almeno tre giorni a settimana, di cui uno festivo o prefestivo, per almeno quattro ore al giorno.
- implementazione di ulteriori iniziative utili a incentivare l'adozione dei cani anche attraverso l'affissione presso l'albo pretorio e altri spazi pubblici o apposite pagine sul proprio sito internet.
Per il Presidente della Sisca, Raimondo Colangeli, il veterinario responsabile previsto dall'Ordinanza sui canili potrà aumentare gli indici di adottabilità degli animali.
"Il veterinario responsabile deve inserire dei programmi per aumentare gli indici di adottabilità - commenta il Presidente della Sisca, Raimondo Colangeli- e protocolli per tutelare il benessere animale, quindi richiedere la consulenza di medici veterinari comportamentalisti per preparare personale idoneo, valutare i cani e supervisionare il lavoro di preparazione dei soggetti del canile per favorire l'adozione con una netta diminuzione della percentuale di ritorni e abbandoni".
Per l'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani la presenza di un veterinario libero professionista come responsabile sanitario è una svolta nella gestione dei canili. L' Ordinanza in vigore dal 7 settembre, inserisce fra i requisiti vincolanti delle strutture l'assistenza veterinaria e il coinvolgimento dei liberi professionisti. Sulla gestione dei canili, la Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate ha pubblicato il libro "Il canile come presidio zoo-antropologico - Da struttura problema a centro di valorizzazione del rapporto con il cane".
La pubblicazione, che vede il contributo di numerosi esperti comportamentalisti, supera la "concezione del canile discarica" e la visione "tradizionale o stabulativa dove ci riferisce al cane come entità da ospitare e all'adozione in modo generalista". La pubblicazione scientifica è stata consegnata al Sottosegretario alla Salute Francesca Martini e viene utilizzata per la formazione specialistica, nei corsi organizzati da Anmvi e Sisca.

domenica 1 marzo 2009

Cani aggressivi e patologie comportamentali: quale correlazione?

Dall'11 al 13 Febbraio scorso a Cremona si è tenuto un interessante percorso formativo dal titolo “Cani pericolosi: problematiche di sanità animale e pubblica, aspetti legislativi, epidemiologici e clinici” organizzato da SISCA e AIVEMP con il patrocinio della Regione Lombardia.
Durante una di queste giornate la dottoressa Marzia Possenti (Medico Veterinario Comportamentalista) ha presentato una relazione sulle patologie comportamentali che possono causare un comportamento di aggressione nel cane che vorrei citare qui di seguito nella riduzione proposta dal nostro VetJournal per condividere le importanti considerazioni emerse.
Le patologie comportamentali possono essere considerate una vera e propria “piaga sociale”.
Può sembrare un’affermazione molto forte, ma in effetti esse rappresentano la causa di una grossa porzione di aggressioni, sia nei confronti di altri cani che di persone.
Ma il problema non è limitato semplicemente a questo aspetto: un cane patologico rappresenta un grave problema ed una fonte di oneri per la società, che deve accollarsi le spese di cura delle persone aggredite, dei danni materiali causati, del mantenimento in canile in seguito all’abbandono, ecc.
Le patologie del comportamento sono una causa molto frequente di abbandono, in canile nella migliore delle ipotesi, e di eutanasia dei cani.
La maggior parte delle patologie del comportamento non migliora se non curata, e in moltissimi casi c’è un peggioramento costante e continuo.
Il fatto è che molte persone non sanno a chi rivolgersi per chiedere aiuto e spesso sono coinvolte in prima persona nelle aggressioni, in veste di vittime: la maggior parte delle aggressioni infatti avviene in famiglia e non viene denunciata.
Purtroppo soltanto in una trascurabile percentuale di casi i proprietari si rivolgono ad una persona in grado di trattare il problema in modo efficace, molto più spesso ignorano o sottovalutano il problema, o peggio ancora “aggiustano il sistema famigliare” attorno al problema stesso.
Ad esempio una famiglia che ha adottato un cane che ha problemi di fobia sociale, che ha paura delle persone estranee e le aggredisce nel tentativo di allontanare ciò che ritiene essere un pericolo, tenderà ad isolarsi, a non far entrare estranei in casa ed a far uscire il cane in passeggiata la sera tardi o la mattina molto presto, in modo da ridurre la probabilità d’incontrare altre persone durante l’uscita.
Chi possiede invece un cane con una forte motivazione a competere per le risorse, che aggredisce per avere il possesso del letto, del divano, di un gioco, ecc. tenderà a lasciare che il cane ne prenda possesso (per evitare di essere aggredito) o lo isolerà in una zona della casa dove non ci siano queste risorse, ad esempio in giardino.
Tutte queste scelte di gestione portano inevitabilmente ad un peggioramento della patologia comportamentale, ad un deterioramento nella relazione cane-proprietario ed infine, molto spesso, all’abbandono o all’eutanasia.
In realtà la maggior parte di questi cani sarebbe recuperabile, almeno in parte, e si potrebbe reinserire in famiglia.
Una corretta informazione e preparazione dei proprietari sia riguardo alla prevenzione che alla terapia, una buona educazione alla comunicazione con gli animali urbani nelle scuole, l’inserimento di personale qualificato nei canili, con lo scopo di riabilitare i cani con patologie del comportamento che vi sono ospitati e di evitare che quelli sani ne sviluppino, sono le chiavi per la riduzione dell’incidenza di queste patologie sulla spesa sociale, nonché per la riduzione di episodi di aggressione.
Quali patologie causano comportamento di aggressione?
Pressoché tutte le patologie del comportamento possono comprendere, fra i sintomi, comportamenti di aggressione. Ma fra le patologie che più frequentemente possono essere causa di comportamento di aggressione, sia nei confronti di cani che di persone, sono il disturbo competitivo di relazione, i difetti di socializzazione e l’ipersensibilità/iperattività.
Inoltre la compresenza di uno stato ansioso può aumentare il rischio di comportamenti di aggressione da irritazione.
In ogni caso si tratta di patologie che non compaiono all’improvviso, quando si giunge all’aggressione il cane ha già mostrato segnali preoccupanti in precedenza (per settimane, mesi o addirittura per anni), purtroppo però molto spesso il proprietario non è stato in grado di leggerli, comprenderne il significato o dare loro il giusto peso.

Nei cani con disturbo competitivo di relazione le aggressioni avvengono frequentemente per ottenere o difendere un privilegio, una risorsa.
Non si tratta di una patologia del cane, ma della relazione uomo-cane e/o cane-cane.
Questi cani conoscono un solo modo di relazionarsi con gli altri, sia cani che uomini, ovvero competere.
Possono aggredire per difendere un oggetto, ad esempio un gioco, quello che considerano il proprio territorio o per gestire i contatti dei membri del gruppo famigliare.
Possono aggredire anche perché hanno deciso che non vogliono più essere
accarezzati.
Purtroppo molto spesso la relazione cane-proprietario è carente, la comunicazione incoerente e il proprietario non è in grado di dare delle regole e delle sicurezze al proprio cane.
In questo caso il cane sceglie di comunicare nel modo più semplice che conosce o nell’unico modo insegnatogli dal proprietario, ovvero con una continua contrapposizione di volontà.
Proprio in quest’ottica ha senso il divieto di addestramento per aumentare il comportamento di aggressione.
Si tratta di un percorso volto ad allenare la motivazione competitiva, in altre parole si insegna al cane che il modo migliore per relazionarsi con gli altri è lottare, competere, difendere o pretendere.
Spesso lo si fa con cani che già hanno la tendenza a farlo, proprio perché chi richiede questo tipo di addestramento ha una certa idea di come deve essere il proprio cane e dunque si è già relazionato con lui in modo competitivo, e magari ha scelto il cucciolo più aggressivo, o che gli sembrava tale.

I cani con un difetto di socializzazione invece aggrediscono principalmente per timore, per allontanare ciò che li spaventa.
In questo caso un altro cane o una persona.
Un cane non correttamente socializzato può scoprire con estrema facilità che, se abbaia, ringhia o tenta di mordere, chi lo spaventa si allontana.
Nel caso in cui la carenza fosse nei confronti dei cani poi, il cane non sarebbe neppure in grado di comunicare correttamente con i cospecifici.
La comunicazione infatti è totalmente appresa, non è innata, fa parte del bagaglio culturale di un cane e questo la può apprendere soltanto interagendo con dei cospecifici.
Questi cani possono sia aggredire i cospecifici che scatenare comportamenti di aggressione in cani in realtà normocomportamentali, per il semplice fatto che li istigano senza rendersene conto.

Esistono periodi molto precisi nello sviluppo del cucciolo, soprattutto per la socializzazione, e le esperienze mancate, o associate a emozioni negative, in questo periodo non sono più totalmente recuperabili in seguito.
Quello che si cerca di fare in effetti è creare un ponte per aiutare il cane a recuperare ciò che si è perso in un momento fondamentale del suo sviluppo.
In questo caso le aggressioni possono essere anche molto gravi, soprattutto se la vittima scappa. La fuga infatti può innescare nel cane l’aggressione predatoria, ovvero il cane si convince di avere di fronte una preda da cacciare proprio perché la vittima scappa come una preda.
Queste aggressioni sono molto gravi e il rischio è molto elevato, poiché spesso a farne le spese sono proprio i bambini.
I cani infatti non di frequente sono correttamente socializzati ai bambini: la maggior parte dei proprietari non sa che non è sufficiente far interagire il cane con le persone in generale, per socializzare il cane alla specie umana, perché un bambino o un anziano non si comportano come un adulto.
I bambini hanno movenze scattanti, rapide, e spesso emettono grida acute, proprio come una preda.

Nel caso dell’ipersensibilità/iperattività il problema fondamentale è l’incapacità del cane di controllarsi, di calmarsi una volta eccitato, e la sua enorme difficoltà nel ricordare le esperienze, dunque nell’apprendere.
Questi cani sono sempre sovreccitati, sopra le righe, e non riescono a
concentrarsi quel tanto che basta per memorizzare.
In effetti, soprattutto da cuccioli, cercano l’interazione sia con le persone che con gli altri cani armati delle migliori intenzioni, ma data la loro irruenza finiscono per ricevere continuamente rifiuti.
In parole semplici sono cani che cercano di piacere a tutti, ma non piacciono a nessuno.
In questi cani le aggressioni possono essere frequentemente una conseguenza del gioco, proprio perché una volta eccitati non riescono più a controllarsi e mordono forte.
Con il passare del tempo però, le difficoltà di apprendimento possono determinare lo sviluppo di altre patologie come difetti di socializzazione, fobie, disturbi competitivi di relazione.
Insomma un cane affetto da sindrome ipersensibilità/iperattività, se non curato rapidamente, può essere un ottimo candidato per lo sviluppo di altre patologie comportamentali.

Per quanto riguarda la compresenza di uno stato ansioso, soprattutto se si tratta di ansia intermittente (ovvero presente soltanto in alcuni momenti, non sempre), durante le fasi ansiose il cane può mostrarsi più irritabile, meno tollerante, ed aggredire per questo motivo.
In questo caso le aggressioni possono essere legate al contatto fisico e l’aggressione viene effettuata per interrompere il contatto.
In questi casi l’ansia peggiora il quadro, poiché aumenta il rischio di aggressioni e riduce le capacità di apprendimento del cane.

In conclusione tutti i cani che sono stati coinvolti in episodi di aggressione dovrebbero essere sottoposti ad una valutazione comportamentale da parte di un medico veterinario comportamentalista, proprio per escludere eventuali patologie del comportamento che potrebbero essere alla base delle aggressioni stesse.
Un capitolo a parte meriterebbe la voce “prevenzione”, di fondamentale importanza se si vuole ridurre l’incidenza di aggressioni sul territorio, che richiederebbe senza dubbio una diffusione capillare della cultura animale, della capacità di comunicare e di comprendere le esigenze di specie diverse dalla nostra, in una visione della società non più totalmente antropocentrica ma attenta alla diversità e in grado di giovarne culturalmente e socialmente.

domenica 22 febbraio 2009

L'aggressività del cane dipende da quella del padrone?

Sull'ultimo numero del Vet.Journal sono stati resi noti i risultati di un interessante studio dei ricercatori veterinari dell'Università della Pennsylvania sul comportamento del cane, in cui si dà un ulteriore fondamento scientifico alla responsabilizzazione del proprietario dell'animale da compagnia e alla prevenzione dei comportamenti aggressivi attraverso il controllo dei comportamenti dell'uomo.
La ricerca è stata pubblicata su Applied Animal Behaviour Science, di questo mese (n°117) col titolo: “Survey of the use and outcome of confrontational and non-confrontational training methods in client-owned dogs showing undesired behaviors”.
Riporto qui di seguito l'articolo con il commento del collega Raimondo Colangeli e l'attuale posizione della SISCA (Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate).
Prima di rivolgersi ad un veterinario comportamentalista, molti proprietari di cani hanno in precedenza tentato tecniche di modificazione comportamentale suggerite da una varietà di fonti diverse. I consigli spesso includono tecniche di addestramento aggressive che possono scatenare nel cane comportamenti di aggressività per paura o difesa.
Lo studio ha valutato gli effetti sul comportamento e i rischi per la sicurezza delle tecniche storicamente utilizzate dai proprietari di cani in presenza di problemi comportamentali.
A tutti i proprietari dei cani ricevuti presso un consultorio comportamentale nel corso di un anno è stato somministrato un questionario comportamentale riguardante gli interventi comportamentali precedentemente adottati.
Per ogni intervento applicato, al proprietario si chiedeva di indicare se si otteneva un effetto positivo, negativo o nullo sul comportamento del cane, e se si osservava un comportamento aggressivo in associazione al metodo utilizzato. Si chiedeva inoltre ai proprietari la fonte del consiglio comportamentale.
Venivano completati 140 sondaggi.
Le più comuni fonti dei consigli comportamentali erano "se stessi" e "l'addestratore".
Numerose tecniche basate sul confronto come “colpire o dare calci al cane per un comportamento indesiderato” (43%), ''gridare contro il cane'' (41%), ''forzare fisicamente l'animale a lasciare un oggetto dalla bocca'' (39%), “alpha roll” (ruolo del cane alpha, dominante) (31%), ecc. inducevano una risposta aggressiva in almeno un quarto dei cani su cui erano utilizzati.
I cani visitati perché avevano manifestato aggressività verso una persona familiare avevano maggiore probabilità di rispondere in maniera aggressiva ad “alpha roll” e al “no” urlato, rispetto ai cani che avevano altri problemi comportamentali.
Le tecniche basate sul confronto adottate dai proprietari prima del consulto comportamentale, concludono gli autori, erano in molti casi associate a risposte di aggressività.
È quindi importante che il veterinario di base informi il proprietario dei rischi associati a tali metodi di addestramento e fornisca una guida e l’accesso alle giuste risorse per una gestione sicura dei problemi comportamentali.
Il lupo è un animale sociale per eccellenza, spiega Raimondo Colangeli, diplomato comportamentalista ENVF e Presidente SISCA (Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate), e l’incontro con l’uomo dapprima avviene inizialmente su base sinantropica.
La sinantropia, o mutuo vantaggio, si basava sulla possibilità da parte dell’animale di trovare più facilmente una risorsa alimentare, mentre per l’uomo cacciatore-raccoglitore di aumentare la sicurezza del gruppo con la vigile presenza dell’animale; il rapporto tra i due soggetti divenne sempre più relazionale, da una parte favorito dal bisogno umano di esplicare un comportamento epimeletico (accudire qualcuno), dall’altra favorita dall’aspetto fortemente collaborativo dell’ormai cane con una sovrapposizione del suo welfare (benessere) con quello del gruppo di appartenenza.
Proprio per questo bisogno di collaborazione stretta tra uomo e cane, di condivisione delle esperienze con il proprietario quale centro referenziale, gli aspetti comunicazionali e relazionali tra l’uomo e il cane hanno permesso la coevoluzione tra uomo e cane.
La trasformazione del rapporto uomo-cane nei secoli è legata alla modificazione della struttura sociale-economica degli uomini della società.
La “domesticazione” da parte dell’uomo allevatore-agricoltore è la trasformazione del cane in soggetto da lavoro e/o da utilità; da qui inizia quella pressione selettiva da parte dell’uomo sul cane che porterà alla variazione filogenetica delle razze, con importanti differenze morfologiche e comportamentali (caccia, conduttori di greggi, guardiani di armenti, ecc.).
Purtroppo la visione dell’uomo nei confronti del cane tende a basarsi sul meccanicismo, cioè cane in quanto automa.
In questo contesto facilmente la comunicazione da parte dell’uomo diventa assertiva e coercitiva. Da ciò ne conseguono due problemi:
a) il cane entra a far parte del gruppo sociale familiare e in quanto acuto osservatore delle interazioni degli elementi del gruppo, acquisisce e fa proprio lo stile comunicativo: se si alza la voce si dovrà abbaiare, se avvengono conflitti o competizioni basati su scontri fisici all’interno del gruppo familiare, il cane si adeguerà mettendo in atto comportamenti di aggressione per comunicare.
b) la comunicazione basata sulla punizione di comportamenti indesiderati è spesso una punizione ansiogena in quanto esagerata, fuori contesto (le punizioni a posteriori) o etologicamente inaccettabile per il cane; ciò è la causa dell’installarsi di stati psicopatologici quali le fobie e l’ansia, che possono presentare nella loro sintomatologia un comportamento di aggressione.
Tecniche quali ad esempio l’"alpha roll" si basano sulla dominanza e la sottomissione e sono, oltre che sorpassate e non terapeutiche, pericolose in quanto etologicamente non corrette: solamente nel cucciolo si possono mettere in atto i rituali "fisici" di bloccare il cane a terra ecc. e lo fa un adulto regolatore o la madre ma solo per insegnare l'inibizione motoria o i corretti rituali sociali comunicativi che impediranno attacchi da parte di un cospecifico verso il cucciolo che si inserirà dopo la pubertà nel gruppo sociale degli adulti.
Fra adulti, e non parliamo di cani ma lupi, un leader (o alpha) non ha bisogno di sovrastare nessuno, la sua autorevolezza basta per governare il gruppo. Solo chi vuole mettere in atto una competizione mette in atto meccanismi basati su comportamenti di aggressione.
Il percorso preventivo e terapeutico dei medici veterinari comportamentalisti della Sisca si sovrappone ad un cambiamento culturale nella società attuale: responsabilizzare il proprietario ad acquisire un cane nel ruolo di “pet”, animale da compagnia, dove viene rispettata la sua alterità e favorite le sue potenzialità cognitive, allontanando la deriva antropoformizzante che spesso caratterizza la relazione.
Punto fondamentale è la corretta socializzazione e la conoscenza della comunicazione intra- e interspecifica, l’apprendimento basato sul rinforzo positivo ed il gioco nell’ambito di una relazione basata sulla referenzialità e la collaborazione e non su un’obsoleta teoria di agonismo, asimmetricità basata su dominanza e sottomissione. È solo in questo modo che diminuiremo gli incidenti legati a comportamenti di aggressione da parte dei cani nei confronti delle persone.

lunedì 12 gennaio 2009

Cani pericolosi: nuove norme in arrivo!

E' ormai prossima la scadenza dell'Ordinanza per la tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressività dei cani, emanata per la prima volta nel settembre 2003 dall'allora Ministro della Salute, Girolamo Sirchia e poi di volta in volta reiterata al suo scadere in questi ultimi anni dai vari ministri della Salute dei Governi che si sono succeduti, (Sirchia, Storace e Turco) senza introdurre alcuna modifica di particolare importanza, se non qualche piccolo ritocco; questa volta sembra però ci siano alcune novità fondamentali: ce lo riferisce il Sole 24 Ore in edicola oggi, anticipando alcuni contenuti del provvedimento in arrivo e di un futuro disegno di legge ad hoc.
Per aiutare i padroni il Ministero della Salute ipotizza infatti la defiscalizzazione delle cure veterinarie e di quelle per il cibo. In questo modo, viene fatto notare, si potrebbe ottenere il risultato di limitare quei casi di abbandono che derivano più che altro dalle difficoltà economiche dei proprietari.
Secondo i promulgatori della nuova ordinanza non verrà comunque abbassata l'attenzione verso la sicurezza e saranno inasprite le sanzioni per chi trasgredisce le regole.
Ma è stato assicurato che le cosiddette liste di proscrizione delle razze spariranno.
Ricordiamo che la black list, contenuta sin dalla prima ordinanza in questione, annoverava ben 17 razze di cani per le quali erano previsti diversi obblighi e divieti poiché ritenute dai legislatori più pericolose di altre, ovvero:
  1. pitbull,
  2. pitbull mastiff,
  3. pitbull terrier,
  4. american bulldog,
  5. cane da pastore di Charplanina,
  6. cane da pastore dell'Anatolia,
  7. cane da pastore dell'Asia centrale,
  8. cane da pastore del Caucaso,
  9. cane da Serra da Estreilla,
  10. dogo argentino,
  11. fila brazileiro,
  12. perro da canapo majoero,
  13. perro da presa canario,
  14. perro da presa Mallorquin,
  15. rafeiro do alentejo,
  16. rottweiler,
  17. tosa inu.
Per il Sottosegretario Francesca Martini infatti "le strade percorse fino ad oggi si sono rivelate fallimentari ed il numero di aggressioni da parte di cani non è diminuito: spesso si tratta di eventi che accadono in casa o in giardino, coinvolgono non solo le razze della lista ma anche incroci e cani randagi".
Da questo punto di vista è stato prezioso l'apporto del collega esperto in medicina comportamentale nonché presidente della SISCA (Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate), Raimondo Colangeli, che si è in più occasioni fatto sentire sull'argomento, motivando l'infondatezza scientifica di tali liste, volte a circoscrivere il problema soltanto ad alcune razze canine.
Egli infatti ha elencato almeno 4 ragioni che inficiano un approccio di questo genere al problema:
1. Mancano i numeri reali delle aggressioni:
In Italia non abbiamo una panoramica reale delle aggressioni, in quanto sono refertate dai servizi del sistema sanitario in percentuale significativa solo le aggressioni che avvengono all’esterno delle abitazioni e verso estranei: i proprietari «difendono i loro pet (cani, gatti, ecc.) minimizzando» i comportamenti di aggressione nei loro confronti o all’interno delle mura domestiche. Dall’analisi del quadro epidemiologico i dati risultano falsati e quindi non attendibili.
2. La violenza non è genetica:
Una causa socio-culturale porta a scegliere alcuni tipi di razze per esaltare una violenza sociale di alcuni individui, ma qui non vi è nulla di genetico (nei cani come negli umani). La formazione dei proprietari e di tutti gli attori della filiera dell’animale da compagnia è la soluzione del problema.
3. I Protocolli allevamento sono sbagliati:
Razze canine considerate mansuete hanno dei comportamenti di aggressione legati a patologie comportamentali che si creano nei protocolli di allevamento che non sono attenti alla socializzazione intra e interspecifica, all’autocontrollo, alla esplorazione e conoscenza degli stimoli dell’ambiente di vita futura.
Anche i cani che provengono da rifugi vengono abilmente «piazzati» facendo leva sul sentimento delle persone, senza una valutazione dell’animale e una formazione della famiglia adottante, con il risultato di avere dei cani «fobici sociali» con comportamenti di aggressione per paura. La razza non ha la minima importanza ai fini del rilevamento epidemiologico.
4. Occorre contrastare l'addestramento all'attacco:
Va contrastato qualunque addestramento che tenda ad aumentare o modificare sequenzialmente il comportamento di aggressione di un cane: come in altri paesi europei l’addestramento all’attacco deve essere strettamente regolamentato. In conclusione, i cani sono esseri senzienti (come sottolinea lo stesso Trattato di Lisbona), sono animali estremamente sociali, dotati di aree cognitive ed emozionali che individualmente vengono modificate, arricchite con la collaborazione e l’aiuto di quell’Uomo con cui condivide la vita da 100.000 anni.
La black list si lega però anche al nuovo regolamento di Trenitalia: per cui col nuovo provvedimento decadranno gli obblighi e i divieti che oggi valgono per le 17 razze pericolose dell'Ordinanza che sta per scadere.
Rimangono invece tutti gli obblighi sull' identificazione e il "pet passport", inoltre la nuova ordinanza prevede l'uso di guinzaglio corto per tutti e museruola a disposizione in caso di bisogno. Ricordiamo infatti che il guinzaglio è obbligatorio per tutti i cani secondo la regola del Regolamento di Polizia Veterinaria che è stata avvallata dalla Cassazione. Però dal 28 gennaio il guinzaglio dovrà essere corto.
La museruola, invece, che attualmente è obbligatoria per le razze considerate pericolose, non lo sarà più dal 28 gennaio per nessun cane, purché sia comunque di pronto uso per il proprietario in caso di necessità.
Il Ministero starebbe poi lavorando con le compagnie di assicurazione "per dare a tutti la possibilità di stipulare polizze a prezzi adeguati" dice il Sottosegretario, anche a fronte di un panorama di offerte oggi molto diversificato, sia nelle coperture che nei beneficiari.
Un giro di vite invece è previsto contro l'addestramento teso ad esaltare l'aggressività degli animali e sono pure allo studio interventi mirati contro il randagismo.
I corsi di formazione e il patentino per i proprietari arriveranno invece con un successivo disegno di legge.
Francesca Martini dichiara inoltre: "vogliamo far funzionare meglio la lista dei cani morsicatori che già esiste: gli animali protagonisti di casi di aggressione, anche lieve, saranno segnalati e sottoposti a percorsi di educazione".
Infine, per favorire la convivenza uomo-animale sarà possibile vietare la detenzione di animali in condominio solo se nel regolamento di tipo contrattuale (quello formulato dal costruttore e sottoscritto insieme con l'atto d'acquisto) ne viene fatta esplicita menzione.
L'assemblea condominiale, anche in base alle pronunce della Cassazione, non potrà dunque impedire il possesso di animali.