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giovedì 4 marzo 2010

Il gatto e i suoi ritmi nella coabitazione con l'uomo

Uno dei principali problemi nella convivenza uomo-gatto è rappresentato dalla differenza di abitudini di vita e dei ritmi ad esse correlate: l'uomo infatti è un animale diurno, mentre il gatto è indifferentemente diurno e notturno, in egual misura, ovvero non ha bisogno di alternare un giorno di attività ad una notte di sonno; ma può dormire o attivarsi di giorno come di notte.
Come possono allora coabitare queste due specie, senza disturbarsi?
Intanto diciamo subito che il gatto adatta e modella il suo ritmo, per quanto possibile, al ritmo degli umani nella misura in cui vi è costretto. Ecco quindi che nel momento in cui un gatto si appropria di una casa, nel caso in cui gli sia consentito di uscire liberamente e dunque può continuare a svolgere il suo ruolo di gatto libero, non ha alcun motivo di cambiare il suo ritmo e le sue abitudini. Al massimo verrà a mendicare all'ora dei pasti, nella speranza che qualche leccornia cada dalla tavola.
Inoltre per non essere disturbato dagli orari, per lui incomprensibili, dei suoi coabitanti umani, il gatto si mostrerà socievole quando essi sono abbordabili, per poi rendersi introvabile quando costoro rischiano di turbare il suo benessere, accarezzandolo e svegliandolo mentre sta dormendo, ad esempio.
Nel caso invece del gatto che vive unicamente all'interno di un appartamento e che ha dunque perso la sua libertà, esso dovrà compiere indubbiamente il maggior sforzo di adattamento ai ritmi dei suoi proprietari. Infatti questi ultimi non vedono di buon occhio che lui si svegli e miagoli alle 5 del mattino, che vaghi di notte e dorma quando essi sono svegli e desiderano giocare con lui o prodigarsi in attenzioni materne.
Se il gatto ha poi un ritmo circadiano differito di 12 ore rispetto a quello dei suoi proprietari, ossia se il gatto è sveglio quando i suoi proprietari dormono, questi avranno seri problemi, soprattutto se il gatto in questione miagola fra le 2 e le 5 del mattino, l'ora in cui le potenzialità fisiche, psichiche ed emotive dalla maggior parte degli umani sono al livello più basso.
Immaginate un gatto d'appartamento, solo in casa che, sin quando i proprietari sono assenti, non ha niente da fare tutto il giorno. Il gatto inizia a svegliarsi quando gli umani rientrano dal lavoro: questo infatti è il momento delle interazioni! Qualche ora più tardi, quando il gatto è ancora ben sveglio, i proprietari invece, affaticati dopo una lunga giornata di lavoro, si addormentano.
Il gatto allora tenterà di mordere loro le dita del piede o la mano, farà uno sprint attraversando la stanza, balzerà sul letto e sulle persone, vocalizzerà intensamente, e....tutto ciò fa muovere la gente! E' incredibile, ma è proprio così che il gatto raggiunge il suo scopo: ottiene infatti quell'interazione tanto desiderata. Le pantofole si mettono a volare, la gente grida, le orecchie fremono, le coperte si smuovono, agitandosi e talvolta accade persino che la ciotola si riempia di cibo!
Se poi in casa c'è più di una persona è quasi certo che almeno una di esse prenderà in braccio il gatto per coccolarlo e tentare di calmarlo, mentre l'altra cercherà invano di riaddormentarsi. Il gatto avrà così ottenuto un "universo" più ricco ed interessante, per cui di sicuro ci riproverà: il suo vero obiettivo infatti è quello di educare i suoi padroni e non si arrenderà finché non lo avrà
raggiunto!
Se il veterinario formula, in merito al gatto, una diagnosi di buona salute mentale, non vi resta che invertire i suoi ritmi circadiani.
Il consiglio è semplice in teoria: fornire al vostro gatto delle attività durante il giorno, ma in pratica come fare?
-Innanzitutto fate in modo che debba cercare il suo nutrimento: nascondete il cibo in luoghi differenti, in maniera che mimi la naturale attività di caccia: mettete alcune crocchette in un contenitore di plastica perforata che, mossa in continuazione dal gatto, lasci uscire le crocchette una alla volta, ad esempio.
-Poi cercate di giocare col vostro gatto il più spesso possibile, quando siete in casa. Ciò può comportare una riorganizzazione delle vostre serate, spegnendo la TV, rinunciando ad alcune uscite o riducendo il tempo dedicato alle letture preferite, per dedicare al gatto momenti di attività. Fabbricate voi stessi dei semplici giochi: ad esempio attaccate una piuma ad una cordicella, la cordicella a un bastone e avrete una canna da pesca per spronare il vostro gatto ad un inseguimento eccitante, facendolo stancare a dovere.
-Infine durante il giorno svegliate il vostro gatto quando sta dormendo e proponetegli un'attività interessante. Ogni gatto ha delle sue preferenze in merito. Cosa piace al vostro? Stuzzicatelo con qualcosa di appetitoso oppure proponetegli il suo gioco preferito. Dopotutto se il gatto vi sveglia la notte, perché non ripagarlo con la stessa moneta?
Occorre inoltre modificare i comportamenti del gatto durante la notte!
La tecnica più semplice sarebbe chiudere il gatto in cantina; però occorrerebbero due condizioni necessarie ed indispensabili: avere una cantina ed avere il cuore di chiudervi dentro il gatto!
La migliore tecnica educativa in realtà è quella di evitare di interagire (terapia dell'estinzione del comportamento indesiderato), cercando di non reagire affatto alle provocazioni notturne messe in atto dal vostro gatto.
Tuttavia la cosa non è affatto semplice, anche perché il gatto amplificherà esponenzialmente i suoi comportamenti per una decina di giorni, prima di cercarsi un'altra occupazione più interessante e divertente. Riuscireste a tenere duro per 10 notti di seguito?
In alternativa potreste punire il gatto con l'aiuto di un getto d'acqua, ma al buio non sarebbe molto efficace, rischiando oltretutto di bagnare il letto nel momento in cui si cercasse di punire il gatto che vi è salito sopra. E comunque va ricordato che la punizione da sola, senza cioè proporre un'alternativa, ridirigendo l'attività del gatto ogni volta, sarebbe totalmente inutile.
Ma soprattutto evitate di andare in collera; il gatto si spaventerebbe e romperebbe il legame affettivo con voi!
Non pensiate che tutte queste tecniche dimostrino la loro efficacia da un giorno all'altro; ma in una decina di giorni di applicazione il vostro gatto dovrebbe lasciarvi dormire.
Se desiderate invece sincronizzare i ritmi del gatto ai vostri in tempi rapidi, sappiate che esistono dei farmaci che possono aiutare in tal senso, ad esempio quelli che hanno un effetto regolatore sul sonno, oppure ci sono anche degli induttori del sonno (c.d. sonniferi); ma riserviamoli soltanto alle situazioni di effettiva necessità e soprattutto evitate tassativamente il "fai-da-te" e consultatevi sempre con un veterinario in questi casi.
A parte i disturbi della desincronizzazione dei ritmi tra uomo e gatto, ovvero il gatto che vive di notte ed impedisce al proprietario di dormire, i ritmi umani sono poco modificati dalla presenza del gatto. Ciò è uno dei motivi principali per cui il gatto è tanto apprezzato: le sue leggendarie autonomia ed indipendenza infatti consentono all'uomo di avere un animale da compagnia pur continuando a sentirsi libero.
Non c'è necessità infatti di fare uscire il gatto così come si fa invece con il cane: il gatto esce o fa ginnastica da solo, senza bisogno di essere accompagnato o sorvegliato. Non c'è nemmeno necessità di nutrirlo ad orari precisi, poiché la maggior parte dei gatti, quando ha l'alimento (secco) permanentemente a disposizione (ad libitum), si regola molto bene, assumendo solo le giuste quantità necessarie al suo mantenimento.
Non c'è necessità di assumere un cat sitter, poiché il gatto resta facilmente solo, anche per un intero week end (a patto di avere a disposizione cibo fresco e acqua pulita a sufficienza).
E per quanto riguarda le vacanze del proprietario, dato che il gatto non ha bisogno di vacanze, essendo sempre in vacanza, è sufficiente che un amico venga a dargli da mangiare e si intrattenga con lui per un po' di tempo, giocandoci e ovviamente pulendogli la lettiera, tre o quattro volte la settimana, affinché tutto proceda bene e il benessere dell'animale sia preservato.

giovedì 15 ottobre 2009

Come giocare correttamente con un gatto

Il gioco ovviamente è una componente importante ed indispensabile della vita e ce ne accorgiamo facilmente, osservando cani, gatti e...bambini; ma come al solito bisogna stare molto attenti alle differenze.
Per quanto riguarda i gatti possiamo distinguere due tipologie fondamentali: i giochi individuali (simili sia in assenza, che in presenza di esseri umani) e i giochi sociali (che prevedono delle forme di adattamento al partner umano).
Vediamo dunque di esaminarli nei dettagli anche per capire come relazionarci nella maniera più corretta possibile col nostro gatto domestico.
Per quanto riguarda i giochi individuali, diciamo che essi si adattano semplicemente al contesto e ai luoghi che l'ambiente offre e sempre più spesso questo ambiente è la casa del proprietario: essa offre comunque delle analogie con situazioni esterne.
Per citarne solo alcune, ad esempio, lo spazio vuoto sotto i mobili corrisponde a quello sotto le piante; le mensole o la parte superiore dei mobili, corrispondono ai rami degli alberi; le pallottoline di carta d'alluminio corrispondono alle pigne dei pini o ad una preda morta; gli oggetti che si muovono sull'acqua di una vasca, corrispondono a dei pesci o delle rane, facili da catturare.
Ovviamente alcuni di questi giochi individuali diventano sociali, per il fatto che l'uomo funge da agitatore o attivatore dell'oggetto stesso.
I giochi sociali veri e propri però sono quelli che prevedono un'interazione ed un adattamento col partner umano. Intanto deve essere presente anch'egli. Poi il partner di gioco è sia la persona nel suo insieme che una parte mobile del suo corpo (come una mano o un piede).
Attenzione però, perché questo tipo di giochi, coi gatti adulti specialmente, potrebbero trasformarsi bruscamente in aggressioni da difesa oppure in vere e proprie sequenze di caccia e terminare quindi con graffi o morsi. Dal momento che questo tipo di evenienza si ha per lo più solo nel gatto che vive in appartamento e molto più raramente in quelli che vivono fuori, si pensa che sia un tentativo di adattamento da parte del gatto ad un ambiente ipostimolante.
Cerchiamo dunque di capire come rendere l'ambiente domestico più interessante per il gatto e soprattutto come interagire con lui senza correre rischi di subire attacchi improvvisi con le relative conseguenze poco piacevoli.
Osservando i giochi quotidiani e le modalità di caccia del gatto possiamo intanto dedurre alcune regole per giocarci tenendo conto delle sue esigenze e delle sue abitudini.
Intanto sappiamo che la maggioranza dei gatti ha voglia di giocare e che la maggior parte lo fa per tempi superiori a 5 minuti.
Il gatto (essendo una specie predatrice) si attiva col movimento: la maggior parte dei suoi giochi infatti deriva dagli atti motori tipici dei comportamenti di caccia. E tale caccia si esercita su prede di piccole dimensioni.
I giocattoli da proporre pertanto dovranno essere piccoli e mobili (ma non troppo piccoli per evitare pericoli derivanti dall'ingestione accidentale): palle, piume, pallottole di carta d'alluminio, tappi di bottiglia (in plastica), zampa di coniglio, topi finti di falsa pelliccia, ecc.
Agitare questi oggetti, lanciarli raso terra, farli pendere da una cordicella, e così via rappresenterà per il vostro micio uno stimolo troppo allettante per rimanere indifferente: si innescherà quindi la sequenza tipica del comportamento di caccia (con eccitazione, vigilanza, ecc.).
Ricordiamoci che la caccia ha fine con la fuga o con la cattura della preda.
La fuga della preda tende a rinforzare il comportamento di gioco/caccia all'inizio, ma lo indebolisce sino ad estinguerlo, se la preda scappa sempre. La cattura al contrario lo rinforza.
Tenete altresì presente che in natura il gatto cattura in media una preda ogni dieci battute di caccia. Quindi dovrà riuscire a catturare il giocattolo/preda più di una volta su dieci.
Se la cattura della preda è fatta tramite le zampe, ovviamente dobbiamo prevedere l'uso delle unghie sfoderate per l'occasione, per cui attenzione a proteggervi le mani.
In genere si consiglia, per evitare rischi di graffiature, di non adoperare direttamente le mani per muovere il giocattolo/preda ma di piazzarlo all'estremità di una cordicella o di un bastone in maniera che sia separato di circa un metro dalla mano con cui lo controlliamo.
Questo non solo per la nostra incolumità, ma anche per evitare che il gatto impari a considerare accettabile il graffiare e/o mordere le mani.
Il topo e l'uccellino, prede favorite del gatto, non rimangono mai immobili e disponibili.
Allo stesso modo i giochi proposti al gatto non andrebbero mai lasciati a sua disposizione permanentemente, ma dovrebbero anch'essi scomparire dalla sezione di gioco.
Per imitare la natura è consigliabile dunque raccogliere i suoi giochi in una scatola apposita, se poi dovesse essere dotata di piccole aperture da cui il gatto può estrarre i suoi giocattoli, ecco che essa stessa potrebbe diventare un gioco da proporgli come ulteriore svago. E siccome poi non capita mai che la stessa preda ritorni nello stesso posto, è auspicabile trovare sempre nuovi oggetti da proporre in luoghi sempre diversi.
Cerchiamo anche di capire quali sono i giochi che il gatto preferisce, tenendo presente però che anche quelli che al momento non suscitano più interesse potranno prima o poi tornare di moda.
Fate giocare all'oggetto il ruolo della preda che si spaventa e scappa, si nasconde, si mostra, si arrampica, salta e fugge, utilizzate posti come il pavimento, la poltrona, il tavolo, il divano per creare dei nascondigli e degli spazi scoperti in modo che il giocattolo/preda possa sparire e riapparire.
Provate a trascinare un sacchetto di carta dura, vedrete che susciterete immediatamente l'interesse del vostro gatto che prenderà ad inseguirla, ad esplorarla. Se poi fate dei buchi nel sacchetto e vi fate passare una piuma o una cordicella, il gatto sarà ancora più motivato.
Al contrario del cane, dove è sconsigliabile (per motivi di ordine gerarchico) lasciare a lui l'iniziativa, per quanto riguarda il gatto, è a lui che va lasciata la prerogativa di decidere quando e se giocare. Diventa fondamentale pertanto rispettare i suoi ritmi e le sue voglie, senza forzarlo a giocare quando non ne ha voglia.
Nel caso in cui si dimostrasse disinteressato ad interagire con noi, eventualmente torniamo dopo qualche minuto, magari dopo che ha terminato la toilette e sarà finalmente dell'umore giusto per prendere in considerazione le nostre proposte di gioco (piuma, pallina da ping pong o un topolino finto che sia).
Teniamo presente anche che il gatto ama cacciare soprattutto alla luce tenue della sera o al primo mattino. Per cui a volte, per risvegliare il suo istinto di caccia, basta abbassare l'illuminazione dell'ambiente.
Infine non ci dimentichiamo che il gatto è uno sprinter e non un corridore di fondo, per cui si stanca presto. La durata di ogni sessione di gioco non dovrà quindi durare più di 5-15 minuti, pena l'esaurimento del suo interesse e della sua motivazione.
In tal caso è consigliabile aspettare e tornare a provocarlo più tardi, anche più volte (sino ad una dozzina al giorno), sempre che ne abbiate tempo e voglia.
Un altro concetto importante è quello del cosiddetto arricchimento ambientale.
Considerato che l'ambiente esterno per un gatto è notevolmente più interessante del noioso e monotono ambiente domestico, dovremmo cercare di rendere quest'ultimo più attraente ed avventuroso possibile.
Dovremo di conseguenza arricchirlo trasformandolo in una vera e propria palestra per gatti.
A tale scopo vanno benissimo ad esempio delle scatole di cartone con buchi di circa 10 cm di diametro, attraverso cui il gatto potrà felicemente nascondersi ed osservare la realtà esterna, oppure cercare di sfruttare anche la tridimensionalità offerta da quelle costruzioni, ormai di facile reperimento presso i negozi di animali, organizzate su più livelli o dei tunnel di cartone (costruiti da noi stessi).
Ed ancora inventarsi dei nascondigli perché il cibo non sia immediatamente alla sua portata (ad esempio perforare delle scatoline di plastica all'interno delle quali mettere dei croccantini, che dovrà estrarre con le zampine), costruire un'amaca con un vecchio lenzuolo, collocare bacinelle d'acqua con oggetti galleggianti al loro interno, da far muovere e catturare, e così via dicendo, dando così spazio anche alla nostra di fantasia.
L'importante è capire che il gatto ha bisogno di attività cognitive stimolanti, per sviluppare le sue naturali doti di riflessione ed analizzare problemi sempre nuovi, da risolvere utilizzando le sue capacità deduttive.
Solo così avremo un gatto attivo e felice, aiutandolo a mantenere basso il suo livello di stress e di noia, fornendogli al contempo, di conseguenza, una salute psicofisica invidiabile.

giovedì 8 ottobre 2009

Istituito un corso formativo per i proprietari di cani


Riporto una nota del ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, del 6 ottobre scorso, che annuncia di aver istituito, in collaborazione con la Federazione nazionale degli Ordini dei medici veterinari italiani, con le principali Associazioni culturali di medicina veterinaria comportamentale e con il mondo accademico un "percorso formativo" per i proprietari di cani, come previsto dall’ordinanza 3 marzo 2009 sulla "tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani".

La nota specifica che l’obiettivo che si intende perseguire attraverso questo programma di formazione è la creazione del corretto rapporto uomo-cane, rapporto antico ma spesso mal gestito nella nostra società.
L’evoluzione della società, -continua la nota- l’urbanizzazione e il cambiamento nel modo di vivere dei nuclei familiari, avvenuti con velocità frenetica negli ultimi decenni, hanno spesso reso più difficile la convivenza e creato situazioni di disagio talora gravi.
Gli episodi drammatici che negli ultimi anni hanno visto il coinvolgimento dei cani, soprattutto in ambito domestico, sono stati solitamente la conseguenza dell’ignoranza delle più elementari regole di rispetto tra specie diverse e non solo.
Il rispetto deriva dalla conoscenza e dalla consapevolezza che il cane è un “essere senziente” e come tale possiede proprie peculiarità comportamentali e propri bisogni.
La comprensione del normale repertorio comportamentale del cane facilita la socializzazione di tale animale con l’uomo e con i suoi consimili e, quindi, la sua integrazione nella società.
La convivenza tra cane e uomo per essere serena e appagante deve rispettare la dignità e le caratteristiche di entrambe le specie: per questo è necessario conoscere ed utilizzare un linguaggio comune.
Senza scivolare nel razzismo (demonizzando una razza piuttosto che un’altra) o nell’altrettanto nocivo “pietismo” verso i cani, è necessario avere a disposizioni strumenti e metodi efficaci, privilegiando la prevenzione dei problemi e fornendo soluzioni adeguate in caso di patologie o comportamenti indesiderati o peggio pericolosi.
L’educazione al rispetto ed alla civile coesistenza è un obiettivo raggiungibile che richiede strumenti adeguati, determinazione ed impegno.
Il percorso formativo che da oggi viene messo a disposizione dei medici veterinari e delle Istituzioni deputate ad organizzare i percorsi formativi (art. 1, comma 4 dell’ordinanza) è il modello univoco da seguire per l’impostazione e l’organizzazione dei corsi di base cui tutti i proprietari di cani possono accedere volontariamente. È, quindi, lo strumento di cui avvalersi per far conoscere ai proprietari quali siano i doveri e le responsabilità che derivano dalla scelta di convivere con un cane nonché le esigenze etologiche ed il linguaggio del proprio compagno a quattro zampe al fine di evitare errori di educazione, di impostazione della relazione e di comunicazione che possono essere causa di problemi.
L’istituzione del “patentino” per i proprietari e detentori di cani è un ulteriore passo in avanti nel panorama legislativo nazionale a tutela delle persone ma anche e soprattutto dei cani stessi.
L’obiettivo che il legislatore si è prefisso consiste nella costruzione di un rapporto interspecifico basato su conoscenze scientifiche, finalizzato al benessere dei cani con i quali condividiamo la nostra vita, alla crescita culturale e alla responsabilizzazione dei proprietari con lo scopo di tutelare il cane e prevenire i rischi per l’uomo.
I medici veterinari, con le loro competenze e professionalità, hanno il compito di veicolare e diffondere nel modo più efficace le conoscenze necessarie a creare la consapevolezza nei cittadini proprietari e detentori di cani nonché di supportarli e trovare soluzioni appropriate per i problemi di comportamento che si possono verificare nelle diverse fasi della vita del loro compagno.
Il materiale formativo - cartaceo e su supporto informatico - sarà quindi distribuito a tutti i medici veterinari italiani, sia pubblici che privati, che ogni giorno sono impegnati a fornire informazioni e conoscenze a coloro che convivono con un cane.
Con questo lavoro tutta la professione veterinaria, pubblica e privata, collaborando con il Ministero ha voluto dimostrare ulteriormente il proprio impegno, oggi più che mai finalizzato a rendere possibile la convivenza uomo-animali, ma da sempre profuso nell’azione di tutela della salute pubblica e del benessere degli animali.
I percorsi formativi sono su base volontaria, disponibili per tutti i cittadini proprietari di cani o che vogliano diventarlo, tuttavia il Sindaco in sinergia con i Servizi Veterinari ufficiali, nell'ambito del loro compito di tutela dell'incolumità pubblica, può renderli obbligatori per i proprietari di cani dichiarati ad elevato rischio di aggressività.
Al di là della protesta del Codancons, per alcuni versi comprensibile, che critica al ministero di non aver reso obbligatorio a priori tale corso per i proprietari di cani appartenenti alle razze considerate potenzialmente più pericolose, senza attendere che manifestino comportamenti aggressivi, personalmente ritengo tale iniziativa un forte segnale di cambiamento nel mondo della cinofilia.
Indubbiamente le difficoltà inizieranno all'atto pratico dell'attuazione di tale percorso (in ogni caso perfettibile); ma di sicuro è un buon inizio, perché indica a tutti e in particolare ai proprietari di cani che spesso non basta l'amore e la buona volontà per rendere un cane perfettamente socializzato e ben educato; ma occorrono altresì un notevole senso di responsabilità e un discreto bagaglio di conoscenze e competenze oltremodo articolate per giungere a stabilire un rapporto equilibrato e rispettoso della dignità di un animale che da sempre ci dà così tanto, ricevendo così poco in cambio da parte nostra.