Visualizzazione post con etichetta tema natale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tema natale. Mostra tutti i post

martedì 23 febbraio 2010

Astrologia: biografia e tema natale di Peter Fonda

Riprendo oggi a scrivere, dopo una lunghissima pausa per motivi non dipendenti dalla mia volontà, con un post di argomento astrologico-biografico: l'analisi del tema natale di Peter Fonda nato proprio oggi, 70 anni fa.
Attore, regista e produttore statunitense, figlio di due genitori, entrambi attori, Henry Fonda e Frances Ford Seymour, fratello dell'attrice Jane Fonda, e padre a sua volta di Bridget e Justin Fonda (anch'essi attori).
In Italia ha recitato anche nella miniserie televisiva di produzione nostrana, "Gli indifferenti", diretta da Mauro Bolognini e tratta dal romanzo di Alberto Moravia, ma è sicuramente passato alla storia per il film "Easy Rider", vero e proprio manifesto della cultura alternativa degli anni '60.
Nasce il 23 febbraio 1940 a New York, attorno a mezzogiorno e pertanto è un Pesci ascendente Gemelli con il Sole al Medium Coeli e la Luna in Vergine in quarta casa, opposti tra loro, ad indicare la frattura tra i due genitori (effettivamente separatisi) ed un importante stellium di ben 5 pianeti in undicesima casa (la casa dello sradicamento anticonformistico per eccellenza).
Strano destino il suo, appartenente al dodicesimo segno zodiacale, i Pesci, che simboleggiano il drammatico tema del distacco dalla madre, dal momento che stagionalmente questo segno coincide proprio con l'ultima fase della vita sotterranea del seme, che sta finalmente completando la sua metamorfosi, germogliando dal grembo terrestre.
Peter infatti ad appena 10 anni è costretto a sperimentare precocemente su di sé questo trauma, rimanendo orfano, perché sua madre Frances, che era già in cura da tempo per problemi mentali (come vuole quel Nettuno in quarta casa opposto a Mercurio in decima), nel giorno del suo quarantaduesimo compleanno, si toglie la vita tagliandosi la gola con un rasoio.
Questo episodio della perdita della madre (la presenza della Luna in quarta indica proprio il peso enorme avuto dalla figura materna nella sua esistenza) ha segnato sicuramente la vita del piccolo Peter, che appena un anno dopo, rimane vittima a sua volta di un grave incidente, sparandosi accidentalmente (secondo la versione ufficiale) un proiettile nello stomaco, rimanendo in bilico tra la vita e la morte prima di salvarsi. Esperienza che lo spinse più tardi, nel 1965, a ripetere ossessivamente ai suoi amici Beatles, sotto l'effetto dell'LSD (le droghe e le dipendenze sono tipicamente pescine), di "sapere cosa significa essere morto" tanto che tale frase ("I know what it's like to be dead") verrà immortalata nella loro canzone, "She Said She Said", presente nell'album Revolver del 1966.

L'attore vive sin dai primi anni della sua vita in un'ambiente artistico, molto stimolante e poliedrico, che sicuramente favorisce e asseconda le sue attitudini anticonformistiche. Studia recitazione ad Omaha (Nebraska) dove frequenta l'University of Nebraska-Ohama e la Omaha Community Playhouse (il teatro dove hanno esordito attori quali Marlon Brando e lo stesso Henry Fonda) in cui calca le scene per la prima volta con la commedia "Harvey". Per poi trasferirsi nuovamente nella Big Apple, diventando apprendista al Cecilwood Theatre e debuttando infine a Broadway con "Blood, Sweat & Stanley Poole", grazie a cui inizia a farsi conoscere al grande pubblico.
Nel 1963, trasferitosi ad Hollywood, inizia la sua carriera nel mondo del cinema, interpretando un ruolo da co-protagonista in "Tammy and the Doctor".
Successivamente, grazie ad una sua trovata ironica e spiritosa (ascendente Gemelli), fa colpo sul regista Robert Rossen, che in realtà stava cercando un attore ebreo per la parte di Stephen Evshevsky nel suo "Lilith", ma che alla fine scrittura lui, che, per rendersi più simile ad un ebreo, ruba gli occhiali allo stesso regista (ebreo, appunto) e li indossa.
Pur interpretando altri due ruoli importanti ne "I vincitori" prima e in "Giovani amanti" poi, Peter non impersona il classico attore hollywoodiano, anzi preferisce rinunciare a diversi ruoli convenzionali, si fa crescere i capelli lunghi (all'epoca simbolo di contestazione) e abbraccia la filosofia hippy, alienandosi le simpatie della conformista industria cinematografica dell'epoca, tanto che il lavoro inizia a scarseggiare.
Alla fine del 1966 viene anche coinvolto in uno scontro tra manifestanti e polizia per la chiusura del club hippy Pandora's Box ed arrestato. Ma viene rilasciato subito dopo in quanto si scagionerà dicendo di trovarsi lì solo per filmare l'accaduto. Dello stesso anno è anche il primo ruolo che incarna la controcultura nascente, quello di Heavenly Blues, protagonista del film "I selvaggi" (titolo originale "The Wilde Angels"), che risulterà profetico e probabilmente di ispirazione per il successivo e più noto "Easy Rider" che lo immortalerà definitivamente nell'Olimpo dei divi di Hollywood.
In effetti quest'uomo incarna perfettamente la figura del contestatore sessantottino: di sicuro, con tutti i suoi valori undicesima casa, non poteva accettare l'etichetta di uomo tradizionalista, per bene ed affidabile che calzava a pennello a suo padre, a cui difatti vennero affidati quasi esclusivamente ruoli di spiccata integrità morale. No, lui impersonava molto meglio lo spirito contestatario e idealista di quegli anni, figli della beat generation, in cui si cercò di ribaltare, attraverso la cultura hippy (peace & love), il sistema capitalista, ipocrita e perbenista, guerrafondaio e razzista, che ancora oggi affligge il nostro mondo, dietro la spinta utopistica del mito di una fantomatica età dell'Aquario.
Ecco spiegato dunque il successo che gli arriva col personaggio di Wyatt, con cui è divenuto famoso, meglio noto col soprannome di Capitan America, nel road movie "Easy Rider" del 1969, la cui sceneggiatura ha scritto egli stesso (assieme a Dennis Hopper e Terry Southern) con tutta la rabbia che aveva in corpo, in sole quattro ore, una notte di fine settembre del 1967, come rivela in una sua recente intervista, con lo scopo di portare sullo schermo "qualcosa che scuotesse le gabbie, andasse contro il sistema. Non un film direttamente sulla guerra (erano gli anni della guerra in Vietnam), ma che interpretasse il disagio dell'epoca, la voglia di cambiare. Era un film sui giovani americani di allora, di fronte al razzismo, l'intolleranza, la chiusura mentale."
I Pesci, segno di nascita di Peter, così come i Gemelli (all'ascendente) sono entrambi segni nomadici e in questo film, il nostro esprime in chiave moderna questo bisogno atavico dell'uomo di viaggiare alla ricerca di se stesso, tipico di entrambi: viaggio fisico (sulla groppa delle motociclette "chopper") ma anche psichico (i richiami all'uso di alcool e droghe si susseguono per tutta la storia), comunque e sempre frutto di un disagio palpabile nei confronti di una società che va stretta e da cui si cerca inutilmente di fuggire.
Dopo il successo unanime di pubblico e di critica, inizia però un periodo di discesa nell'oblio: nel 1971 gira il western "Il ritorno di Harry Collings", un film ambizioso, ma senza una vera spina dorsale, che sebbene costituisca una interessante variazione sulle tematiche tipiche del western e della cultura americana, riceve una fredda accoglienza e contribuisce a renderlo poco desiderabile agli occhi degli Studios.
Peter però non si perde d'animo e continua comunque a lavorare anche se i film che seguirono non riuscirono mai ad eguagliare la stessa fama e successo dell'ormai mitico "Easy Rider", ricordiamo tra gli altri "Fuga da Hollywood" (1971), "Le mele marce" (1973), "Zozza Mary, pazzo Gary" (1974), "In corsa col diavolo" (1975), "Truck drivers" (1978), "La corsa più pazza d'America" (1981), "L'uomo delle grandi pianure" (1987), "Family Express" (1990) e molti altri.
Finché con "L'Oro di Ulisse" (1997), nonostante la ridotta distribuzione, torna nuovamente alla ribalta ottenendo la candidatura al Golden Globe.
Invecchiato e molto più consapevole, riscattandosi dai suoi soliti personaggi sempre in fuga, con quest'interpretazione di un apicultore silenzioso e malinconico, appare qui molto più simile ad uno dei ruoli interpretati dal padre, riconciliandosi post mortem proprio con quell'ingombrante figura paterna, con cui entrò spesso in polemica per il suo essere perennemente controcorrente e a cui rimprovera ancor oggi di essere stato troppo burbero e silenzioso.
Una delle sue caratteristiche fondamentali che lo contraddistinguono a tutt'oggi è lo spirito di indipendenza che lo spinge da sempre a seguire la sua voce interiore contro tutto e tutti e che spesso ne ridusse o pregiudicò il successo, ma che in compenso gli ha permesso di sentirsi sempre libero. Eppure questa sua sete di indipendenza (come ben testimoniano i suoi valori undicesima casa e il Sole piazzato al MC), che lo ha sempre spinto ad inseguire l'autonomia è probabilmente minata da una perenne insicurezza di fondo (la quadratura Marte-Plutone è pur sempre rivelatrice di ansie, angosce, frustrazioni e complessi di impotenza) che è stata la vera molla ad andare avanti, unita ad un'innegabile intelligenza (Mercurio opposto a Nettuno) e ad un dinamismo che lo obbliga a non restarsene mai con le mani in mano (Mercurio sestile a Urano e lo stesso asc. Gemelli), tanto che la sua più grande paura a 70 anni è proprio quella di rimanere invalido o di ritirarsi in pensione, spingendolo a dichiarare che la sua speranza è invece quella di arrivare ad 80 anni attivo ed efficiente come Clint Eastwood.
E bisogna dire che non gli mancano certo i progetti nel cassetto: dopo aver girato nel 2007 "Ghost Rider" ed il remake western dal titolo "Quel treno per Yuma" confessa in un'intervista dello scorso anno di voler realizzare una sorta di documentario ("Serching for America") in cui fotografare l'America di oggi per mezzo degli occhi di un easy rider. Ha inoltre in cantiere la sceneggiatura per un film sui pirati della Somalia ed il PC pieno zeppo di appunti, idee ed abbozzi per lavori futuri...Insomma l'ascendente Gemelli si fa sentire eccome, in questo spirito adolescenziale che lo rende un eterno curioso nei confronti della vita, mai pago del suo vissuto, ma anzi sempre pronto a risalire in moto per una nuova avventura, novello paladino del cinema indipendente.

sabato 12 settembre 2009

Astrologia: biografia e tema natale di Maurice Chevalier

Per l'aggiornamento astrologico, oggi parlerò della biografia di Maurice Chevalier, famoso cantante ed attore del secolo scorso, celeberrimo interprete francese di musical cinematografici negli anni venti e trenta, definibile come una sorta di Fred Astaire d'Oltralpe.
In realtà iniziò esibendosi assieme al fratello maggiore in un circo come acrobata, ma in seguito ad un incidente fu costretto ad abbandonare la carriera circense, e fu così che all'età di appena 11 anni iniziò a guadagnare i primi franchi come cantante! A 13 anni durante un'esibizione gratuita in un café un noto attore di teatro lo notò e gli suggerì di presentarsi ad un provino per un musical locale. Non se lo fece ripetere due volte: si presentò ed ottenne la parte, dando inizio così alla sua straordinaria carriera.
Nacque, ultimo di nove figli, il 12 settembre del 1888, a Parigi, con un modesto Sole isolato nel segno della Vergine, riscattato però dalla presenza di un importante ed ambizioso Ascendente Leone, che sicuramente lo ha spinto a scegliere una carriera sotto i riflettori.
La contemporanea presenza di un Saturno in prima poi ha sicuramente portato Maurice ad una instancabile e continua autoanalisi, donandogli altresì di fondo una inflessibilità ed un'ostinazione nel perseguire le sue mete che lo hanno portato al meritato successo.
Il Sole, pur essendo nello schivo segno della Vergine, si trova in seconda casa, il che unito alla splendente Luna/Sagittario in quinta casa in magnifico trigono a quel Saturno/Leone in prima, determina una fortissima propensione a coltivare la propria immagine, facendone il centro della propria professione (attore e cantante appunto), in questo caso dunque azzeccatissima, dal momento che alla fine riuscirà grazie ad essa a conquistare quella necessaria sicurezza di cui il carattere del nostro aveva un estremo bisogno per vivere con tranquillità e senza pensieri la propria vita, protetto da scossoni ed incertezze economiche.
Certo non si può dire che la sua vita sia stata facile, anzi a partire dalla sua infanzia si rivelò subito difficile, a conferma delle lesioni della sua Luna (pianeta che corrisponde a questa età della vita) e dei suoi pianeti lesi in quarta casa (la famiglia).
Come vuole infatti il suo Sole di nascita egli proveniva da una famiglia modesta: la madre, Josephine, era una merlettaia ed il padre Victor, alcolizzato, faceva l'imbianchino, ma non aveva un impiego stabile e per di più abbandonò la famiglia quando il nostro aveva solo 8 anni, (l'assenza della figura paterna è indicata dalla presenza del Sole in seconda casa e per di più senza aspetti, che spesso denota un padre poco soddisfacente o interessato unicamente alle questioni materiali).
Per cui, come i fratelli maggiori, anch'egli dovette lasciare la scuola precocemente per portare qualcosa a casa grazie a lavoretti saltuari: inizialmente, per un periodo, come acrobata in un circo, poi come apprendista incisore, quindi come carpentiere ed infine come operaio in una fabbrica.
Finché, incoraggiato dalla madre stessa nelle sue velleità artistiche (testimoniate dalla congiunzione Mercurio/Venere in Bilancia), si scoprirà cantante nei café di Parigi, dove mise a frutto tutta la sua creatività, colorendo le sue esibizioni canore con aneddoti spiritosi e trovate umoristiche, tipiche di una terza casa importante, come la sua.
In piena prima guerra mondiale, si arruolò nell'esercito francese, in fanteria, ma nel 1914 fu ferito da un pezzo di granata che gli perforò un polmone (Marte/Sagittario opposto alla sua congiunzione Nettuno/Plutone in Gemelli) e venne fatto prigioniero dalle truppe tedesche trascorrendo oltre 2 anni nel campo di prigionia di Alten Grabow (cosa che gli valse l'onorificenza della Croce di Guerra). Qui ne approfittò per imparare l'inglese, grazie ad un prigioniero madrelingua (la presenza di Urano in terza denota appunto la prontezza nel cogliere al volo le buone occasioni, anche nelle situazioni limite).
Dopo la guerra riprese con successo le sue esibizioni nei café chantant parigini (il suo precedente incontro artistico, avvenuto nel 1909, con Mistinguett, star de "Le Folies Bergère", di cui divenne partner anche nella vita, contribuì certamente ad accrescere la sua fama in quel contesto), fino a divenire popolare anche in Gran Bretagna iniziando altresì la sua carriera cinematografica, recitando in alcuni film muti.
Nel 1920 soffrì di una grave forma di depressione che lo portò per ben 2 volte a tentare il suicidio (e Saturno in prima casa deve aver avuto sicuramente il suo peso in ciò, così come l'opposizione Luna/Nettuno tra quinta e undicesima), tanto che perse fiducia nelle sue capacità interpretative e fu ricoverato per un anno in un centro di riabilitazione in Svizzera, finquando un medico non lo costrinse letteralmente ad esibirsi per gli abitanti di un piccolo villaggio elvetico e da quel momento reagì, riprendendo a lavorare.
Nel 1927 contrasse il suo primo ed unico matrimonio con la ballerina Yvonne Vallée, da cui però divorziò dopo 8 anni di burrascosa convivenza, ubbidendo ai condizionamenti della sua settima in Aquario, che di per sé denota una certa irrequietudine di fondo nei legami ed un vero e proprio orrore per i vincoli duraturi, contribuendo a facilitare altresì le separazioni.
Nel 1928 si trasferì ad Hollywood, dove l'anno seguente girò il suo primo film sonoro: "Innocents of Paris".
Sin da allora il suo personaggio fu quello del dandy colto e raffinato che mantiene il suo accento francese, pur parlando un perfetto inglese, con la sua suggestiva tracotanza e quell'aura di godimento epicureo sottolineati dal suo inimitabile e raffinato sorriso (il tutto riconducibile alla congiunzione Mercurio-Venere in Bilancia), mentre l'abbigliamento tipico dei boulevard parigini assieme ai suoi farfallino e paglietta (presi in prestito nel 1924 da un ignaro passante a Londra e mai più abbandonati), divennero il suo marchio di fabbrica.
Sempre in America girò altri film, ma due in particolare ("Love Parade" e "The Big Pond") gli valsero la nomination come migliore attore all'Academy Award.
Il fonografo riportò invece diversi suoi successi conseguiti sulla scena con varie riviste ed operette: "Valentine" e "Dans la vie faut pas s'en faire" sono solo due dei suoi trionfi canori degli anni venti.
Ad Hollywood vi rimase sino al 1935, anno in cui tornò definitivamente in Europa, dove continuò a lavorare sia in Francia che in Inghilterra sempre con notevole successo, tanto da meritarsi il titolo di Cavaliere della Legion d'Onore. Ma lo scoppio della seconda guerra mondiale interruppe la sua brillante carriera, sebbene tentò comunque di continuare a lavorare come cabarettista.
Durante quegli anni convisse con una giovane attrice di origini ebree (Nita Raya) e per questo motivo cercò di tenere un basso profilo quando le truppe tedesche invasero la Francia, accettando anche di esibirsi per dei prigionieri francesi detenuti dai tedeschi, cosa che gli costò l'accusa di collaborazionismo col regime di Vichy ed una caduta di popolarità al momento della liberazione (la decima casa in Ariete giustifica questa sorte altalenante e la discontinuità del suo successo). Accuse da cui fu però completamente assolto, anche grazie all'interessamento personale di Eisenhower.
Terminata la seconda guerra mondiale girò il mondo, assecondando così i suoi tre pianeti in Sagittario, come interprete di cabaret grazie al suo "one man show" in vari night club (Luna in quinta casa), anche se dovette subire la negazione del visto per gli USA dal 1951 al 1954, in pieno maccartismo, per aver firmato l'Appello di Stoccolma, in cui si chiedeva l'interdizione delle armi atomiche.
Tra il 1950 e il 1960 riconquistò finalmente la giusta fama con un pubblico rinnovato, anche grazie ad un genere musicale emergente (il twist), di cui si fece interprete, ed a musical come "Gigi" (1958), di Vincente Minnelli, e "Fanny" (1961), di Joshua Logan, entrambi con Leslie Caron, oltre ad alcuni film di Walt Disney, di cui l'ultimo fu gli "Aristogatti" (1970), per cui cantò (nella versione originale) la canzone dei titoli d'apertura, pur essendosi già ritirato dalle scene nel 1968. Nel 1959 ricevette uno speciale Oscar alla carriera (durata quasi mezzo secolo).
In conclusione possiamo dire che incarnò senz'altro il simbolo della riuscita di un ragazzo di origini popolari (sintetizzando così perfettamente le valenze dei due segni, solare e ascendente), garantendo nei suoi film una comicità innata unita ad un candido buonumore (Luna in Sagittario) senza mai turbare l'ordine prestabilito, ma anzi assecondandolo in tutti i suoi film, da perfetto rappresentante del suo segno natale.
Morì il primo gennaio del 1972, all'età di 83 anni, mantenendo il suo spirito giovanile fino all'ultimo, come vuole la congiunzione Nettuno-Plutone in Gemelli che caratterizzò la sua generazione, in seguito ad un arresto cardiaco durante un'intervento chirurgico ad un rene.
Fu sepolto nel cimitero nuovo di Marne la Coquette ad Hauts-de-Seine in Francia dove a tutt'oggi la sua tomba ospita gli omaggi floreali dei suoi fan.

lunedì 8 giugno 2009

Astrologia: biografia e tema natale di Marguerite Yourcenar

Oggi, in occasione dell'argomento astrologico vorrei parlare della vita e del tema natale della scrittrice di origine franco-belga, resa famosa dal suo romanzo "Mémoires d'Hadrien", nata con l'altisonante nome di Marguerite Antoinette Jeanne Marie Ghislane Cleenewerk de Crayencour (a tradire il suo lignaggio aristocratico) proprio l'8 giugno del 1903 a Bruxelles, attorno alle 8 del mattino, come lei stessa scrive: "L’essere che chiamo “io” venne al mondo un certo lunedì 8 giugno 1903 verso le otto del mattino a Bruxelles; nasceva da un francese… e da una belga… quella creatura di sesso femminile, già presa nelle coordinate dell’era cristiana e dell’Europa del XX secolo, quel pezzetto di carne rosea piangente in una culla azzurra…."Dunque astrologicamente parlando nasce come Gemelli ascendente Leone e con una enfatizzata Luna in Scorpione in quarta casa (riceve soltanto aspetti armonici rispettivamente da Venere in Cancro e da Giove in Pesci): indice di una femminilità amazzonica, androgina e conturbante, in cui gli occhi blu di celtica origine tanta parte ebbero nel regalarle un fascino magnetico e uno charme unico che fecero di lei una seduttrice nata (Luna in Scorpione).Discendente di una famiglia di antica nobiltà, cosa che ben si sposa col suo regale e orgoglioso ascendente Leone (il padre è Michel de Cleenewerck de Crayencour, un ricco proprietario terriero da poco stabilitosi a Lille, e la madre è Fernande de Cartier de Marchienne, aristocratica di origine belga, che muore pochi giorni dopo aver dato alla luce l'unica figlia), non ha mai fatto vanto di questi nobili natali; al massimo in qualche occasione ha tradito un certo snobismo di fondo ed una innocua civetteria che la portò ad esempio a non farsi ritrarre quasi mai con gli occhiali, nonostante fosse miope, difetti tipici d'altronde del suo segno di nascita.
Nonostante la perdita della madre appena nata, stroncata dalla setticemia e dalla peritonite, l'ottima Luna (simbolo dell'infanzia e del materno) ci dice che la cosa l'ha turbata sino ad un certo punto, forse perché troppo piccola per essersene resa davvero conto, o forse anche perché il padre Michel, anticonformista (Sole in undicesima casa) e grande viaggiatore, non le ha mai fatto mancare tutte le attenzioni del caso sin dai primi anni della sua vita.
Il padre infatti la portò con sé nei suoi viaggi e ne curò personalmente l'educazione nella vasta tenuta familiare, immersa nella bellezza della campagna francese, della villa di Mont Noir, nell'estremo nord della Francia, governata dalla nonna paterna, la quale almeno sino al 1909 (anno della sua morte e conseguentemente della vendita della proprietà) supplì in qualche modo all'assenza della figura materna, anche se non dal punto di vista affettivo (Venere/affetti opposta a Saturno/privazione) e dove imparò l'amore ed il rispetto per la natura e gli animali.Assieme al padre dunque conobbe e frequentò da subito ambienti geografici diversi (Bruxelles, Lille, Mont Noir, l'Olanda, Parigi e il Midi francese e successivamente anche la Svizzera, Londra e l'Inghilterra) e ciò, oltre ad imprimerle il desiderio instancabile di viaggiare (dato quell'insaziabile Giove leso in nona casa), contribuì a sviluppare nella piccola Marguerite un'ampia e profonda curiosità culturale e la capacità di assaporare il piacere per l'avventura e per la libertà (tipici d'altronde dello stellium in undicesima casa-Gemelli) che caratterizzarono tutta la sua vita.
D'altro canto Marguerite dimostrò precocemente un'estrema curiosità, viva intelligenza, nonché una sfrenata sete di cultura, tutte caratteristiche tipiche del suo segno di nascita (dove oltre al Sole, ha anche Mercurio e Plutone tutti congiunti fra loro, ad indicare l'estrema fertilità della sua produzione letteraria): lettrice precoce, a soli 8 anni si interessò alle opere di Racine e Aristofane, imparando con l'aiuto di un precettore il latino a 10 anni e il greco a dodici e, da sola, a leggere i poeti italiani in lingua!
Spesso il padre la lascia sola (Venere/affetti in dodicesima/solitudine, opposta a Saturno/privazione), ma questo non fa che aumentare la sua dedizione agli studi (Saturno-Aquario è riscattato da un bel trigono a Mercurio-Gemelli) tanto che nel 1918, rientrati in Francia dopo un soggiorno in Inghilterra (dove ebbe modo di imparare anche l'inglese) in conseguenza del primo conflitto mondiale, Marguerite, senza aver mai messo piede in un'aula scolastica, si diploma in filosofia all'Università di Aix-en-Provence e nel 1919 ottiene il baccalaureato di latino e greco a Nizza, componendo a 17 anni il suo primo poema dialogato, ispirato alla leggenda di Icaro, col titolo di "Il giardino delle Chimere" dedicato al padre, e successivamente "Gli dei non sono morti", tributo all'antichità mitologica, dedicato all'amica Christine Havelt, pubblicati (con l'aiuto del padre) rispettivamente nel 1921 e nel 1924.
Fu proprio in queste due occasioni che per la prima volta usò, anagrammando il suo cognome (la passione per gli enigmi e i giochi di parole sono tipicamente Gemelli), quello pseudonimo che diverrà in seguito il suo vero nome. Proprio in quegli anni (esattamente il 1922) le accadde di assistere a Roma all'avvento del fascismo e di Mussolini, raccogliendo le prime impressioni che la porteranno a tracciare la bozza iniziale di quello che sarà poi il romanzo definitivo "Moneta del sogno" (portato a termine nel 1935 e pubblicato nel 1936), in cui espresse, prima in Europa, la sua contrarietà nei confronti del fascismo, sotto forma della storia di un attentato fallito contro Mussolini.
La passione per la storia dell'antica Roma imperiale la portò a visitare i siti archeologici italiani più importanti (la sua Venere in Cancro esprime benissimo ad un tempo sia la passione per la storia che per la letteratura, inoltre è in trigono alla Luna-Scorpione-quarta casa, che indica l'importanza assunta della memoria e l'enorme fiuto psicologico nel sondare l'animo umano).Nel 1924 a Tivoli visitò per la prima volta Villa Adriana, da cui trasse lo spunto per le sue iniziali ricerche sulla vita dell'imperatore romano, e cominciò a prendere i primi appunti per le "Mémoires d'Hadrien", quello che sarà il suo capolavoro e la cui stesura, a più riprese, la impegnerà per quasi 3 decenni.
Questo modo di lavorare alla maggior parte dei suoi romanzi, caratterizzato da molteplici interruzioni e successive riprese, magari terminando di getto ciò che era rimasto per tanto tempo incompiuto, è fondamentalmente indicato dalla presenza di Marte-Bilancia-terza casa, che esprime proprio la frammentarietà e un ritmo altalenante nello scrivere associati ad una vera e propria mania di perfezionismo.
Memorie di Adriano è un romanzo di ambientazione storica, scritto in forma di epistola, una sorta di testamento morale al suo successore (Marco Aurelio) dove Adriano, segnato dalla crisi personale come imperatore alla fine della sua vita, traccia un bilancio della stessa ed è altresì testimone del crepuscolo dell'Impero, avviato, come lui, verso una fine annunciata.
Con la sua Luna/Scorpione/quarta casa Marguerite riesce a sondare, alla stregua di un'archeologa dell'anima e della memoria, i recessi più nascosti e i lati più umani di quest'uomo del II secolo d.C., riconducendolo ad una dimensione universale, che è poi quella dell'uomo di tutti i tempi, posto di fronte alla solitudine della morte imminente.
Il soggiorno in Italia di quegli anni le fu di ispirazione anche per il racconto "Anna soror", dove narra la storia di un amore incestuoso tra un fratello ed una sorella, ambientato nella Napoli del '600: ancora una volta sceglie la veste di romanzo storico per scandagliare tutte le emozioni umane, anche quelle moralmente più controverse ed imbarazzanti (Luna-Scorpione trigono a Venere-Cancro).
Altro paese meta frequente dei suoi viaggi fu la Grecia, culla della cultura classica che tanto amava, alla ricerca di quei luoghi cantati nei poemi omerici e dove ritroverà quelle atmosfere conosciute sui testi dei lirici greci prima e nelle traduzioni delle poesie del contemporaneo Kavafis poi, con quel sentimento di giustapposizione continua del presente e del passato che la caratterizza come autrice, in una visione delle cose che mentre continuano a scorrere giungono ad un tempo che confina con l'eterno: attualità e passato, presente e futuro si intersecano e convergono fondendosi in un mondo reso eterno dalle sue opere.
Tra l'agosto del 1927 e il settembre del 1928 da alla luce a Losanna il corto intitolato "Alexis o il trattato della lotta vana", la sua prima opera pubblicata non a proprie spese nel 1929 e che rappresenta l'inizio della sua carriera come scrittrice di fama internazionale, in cui tradisce le frequentazioni delle opere di André Gide, trattando per la prima volta con estrema delicatezza il tema dell'omosessualità: si tratta di una lettera indirizzata dal protagonista alla moglie, in cui confessa le sue inclinazione e i motivi che lo hanno spinto a lasciarla (a parte Gide e Proust, nessuno prima aveva avuto il coraggio di affrontare tale argomento così esplicitamente).Va detto che il tema della separazione dagli affetti più cari ricorre nelle sue opere, così come nella sua vita, abbastanza frequentemente, in sintonia con quel Saturno al discendente opposto a Venere, che pone l'accento proprio sulle separazioni, le vedovanze e la privazione dei legami affettivi per cause esterne o per volontà del soggetto.Nel 1928 anche il padre, che due anni prima aveva sposato Christine Havelt, morì lasciandole come contropartita alla perdita di un affetto così importante, una libertà impensabile per quei tempi e soprattutto una cospicua eredità, che le consentì di non avere problemi economici, almeno fino al 1940. Dal 1932 al 1936 pubblica oltre al romanzo "Le Denier du rêve" ovvero la Moneta del sogno (di cui si è detto) ambientato nell'Italia dell'epoca, anche "Feux" (Fuochi), una raccolta di prose liriche ispirata all'amore non corrisposto per il suo giovane editore: André Fraigneau.Nel 1934 conosce, in uno dei suoi viaggi in Grecia, Andreas Embirikos, poeta surrealista e primo psicanalista greco, di cui si innamora, ancora una volta non corrisposta, dando luogo ad un'amicizia platonica a sfondo intellettuale, seppur con notevoli alti e bassi.
Nel 1937, durante un suo soggiorno a Londra, incontra la scrittrice Virgina Woolf, di cui aveva appena tradotto il romanzo The Waves (Le Onde), e al suo ritorno a Parigi, conosce presso l'Hotel Wagram dove alloggiava, Grace Frick, sua coetanea, insegnante ed intellettuale americana che diverrà la sua compagna di vita e di lavoro per oltre 40 anni, su invito della quale parte per gli Stati Uniti.

Nel 1936 torna in Europa e a Capri comporrà "Le Coup de grâce", nelle cui vicende affettive dei protagonisti trasfonderà gran parte dei drammi amorosi vissuti da lei stessa in quel periodo. Si tratta di una delle opere più raffinate e meglio costruite dell'intera produzione yourcenariana, diventato film nel 1976 con la regia di Schloendorff, in cui protagonisti sono alcuni esponenti del ceto aristocratico in declino, minacciato dall'avanzata bolscevica nei paesi baltici, e che uscirà solo nel 1939.Nello stesso anno, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, ma soprattutto per seguire l'amata Grace, senza la quale non riesce più a vivere, tornerà definitivamente negli Stati Uniti, dove prenderà la sua terza cittadinanza (dopo la francese e la belga) nel 1947.

Inizia così per la scrittrice un decennio fatto di stenti e di privazioni, in quanto le sarà impossibile accedere al suo patrimonio, congelato sino al 1948 a Losanna, come tutti i suoi beni personali ivi lasciati alla partenza per gli Stati Uniti.In questo periodo, abbandonato il suo lavoro di scrittrice, partecipò a conferenze, scrisse su numerose riviste, collaborò alla stesura di alcune opere teatrali e si dedicò all'insegnamento del francese all'Università di New York: furono tutte attività che le permisero di superare quegli anni di gravi difficoltà economiche, anche se lei stessa li definisce anni di "vita immobile" poiché non poté viaggiare come avrebbe invece voluto continuare a fare.


Il suo temperamento indipendente e libero la spinse però ad impegnarsi nella battaglia degli intellettuali americani contro il Ku-Klux-Klan, a partecipare a lotte ambientaliste, in particolare contro l'uccisione delle balene, e a sostenere la causa del femminismo, pur non approvandone le manifestazioni più estreme.
Nel 1942 fece visita per la prima volta a Mount Desert Island, nello stato del Maine (East Coast) dove sei anni più tardi comprerà, assieme a Grace, quella che diventerà la loro residenza: la villa Petite Plaisance. Solo nel 1951 riprenderà a viaggiare, facendo ritorno in Europa, mentre alla fine dell'anno uscirà finalmente "Memorie di Adriano", finito di scrivere nella sua nuova casa, e che otterrà il premio Femina-Vacaresco l'anno seguente, seguito da un successo di proporzioni inimmaginabili per la stessa scrittrice. Grazie a ciò ella tornerà così finalmente alla pratica esclusiva della scrittura nella sua nuova proprietà.
Nel 1956 inizierà il libro L'Opera al nero (uscito poi nel 1968, ottenendo immediatamente un ulteriore premio Femina) altro capolavoro dell'autrice, dove ancora una volta siamo di fronte ad un romanzo storico in chiave biografica, in cui il protagonista maschile, Zenone (questa volta di fantasia, ma ugualmente credibile grazie alla fedeltà storica e al rigore filologico) è uno scienziato-alchimista che agisce nell'Europa rinascimentale del XVI secolo.
Ricordiamo che in alchimia, con opera in nero (nigredum) si intende la fase di dissoluzione della materia e, simbolicamente, il momento fondamentale in cui un essere tenta di liberarsi dei suoi pregiudizi e si mette in cerca della sua verità. Grazie a questo nuovo successo, Marguerite è eletta tra i membri stranieri dell'Accademia reale belga e riceve a Parigi la Légion d'honneur.
Gli anni che seguono si caratterizzano per una irrefrenabile ansietà di conoscenza che la porterà a viaggiare instancabilmente alla volta delle mete più disparate: Grecia, Inghilterra, Svezia, Danimarca, Portogallo, Spagna, Russia, Islanda, Egitto, India, Giappone solo per citarne alcuni, fermandosi solo negli anni della malattia della sua amata Grace, tra il 1971 e il 1979, anno in cui morì in seguito ad un tumore.
Fu una pausa che le permise anche di continuare la scrittura della trilogia autobiografica intitolata "Il labirinto del mondo" suddivisa in "Care memorie"(1974), "Archivi del Nord"(1977), e "Quoi? L'Eternité" (pubblicato postumo nel 1988). In queste opere la scrittrice narra le vicende della propria famiglia, ma solo per inserirle nella più ampia storia del secolo.
In ogni caso tutto il suo percorso artistico-letterario vede la scrittura alla stessa stregua della necessità di muoversi e cambiare ambiente viaggiando, come un bisogno irrinunciabile, un mezzo attraverso cui esprimersi, uno specchio in cui ritrovarsi e conoscere se stessa e il mondo, espletando così a pieno la sua appartenenza al segno dei Gemelli, e i suoi libri rappresentano quei figli che per scelta o per destino non ebbe mai (Plutone-fertilità/creatività in undicesima casa-equilibrio/moderazione/rinuncia opposto ad Urano-volontà/tecnica/opportunismo in quinta casa-eccessi/riproduzione/consumismo): il rifiuto per la maternità era legato anche al suo orrore per la sovrappopolazione mondiale.
Se da una parte la scrittrice, già da giovanissima, frequentava i bar lesbici di Parigi, il "Thé Columbin" in rue Mont-Thabot e il "Wagram" in rue Rivoli al 208, dall'altra ha sempre nascosto, agli occhi della società, la sua vita sessuale (Venere-dodicesima casa trigono alla Luna/Scorpione) e la stessa Venere/dodicesima la portava ad affermare che "forse, ironia della sorte, le relazioni clandestine sono le più felici", motivo per cui in vita definiva Grace Frick come "l'amica con cui divido la casa", "la mia traduttrice americana" o "la mia segretaria" e quando poi morì di cancro, cercherà, almeno pubblicamente, di negare e di cancellare la compagna di tutta una vita.
Nel 1980 a 77 anni la Yourcenar viene nominata Accademico di Francia: è la prima volta che una donna entra a far parte dell'Académie Française, (un’istituzione letteraria creata dal cardinale Richelieu nel 1635 e che impone un numero massimo di 40 soci) e contemporaneamente riprende a viaggiare (Gemelli eterno adolescente sempre in movimento) assieme a Jerry Wilson, un bellissimo giovane studente americano di soli 30 anni, molto inserito nell'ambiente gay, per cui perse la testa e che sarà il compagno degli ultimi anni della sua vita, ma che riuscì comunque a morire un anno prima di lei, lasciandola ancora una volta affettivamente sola, come vuole quella sua Venere in dodicesima opposta al suo Saturno in settima.
Nel 1982 venne eletta all'Accademia Americana di Arti e Lettere. Sempre nello stesso anno pubblicò un libro di tre racconti storici dal titolo "Come l'acqua che scorre" (che comprendeva oltre ad Anna soror, anche L'uomo oscuro e Una bella mattina) ambientati tutti nel '600; nel 1983 pubblicò un'altra parte di sue produzioni saggistiche che chiamò "Il tempo, grande scultore" dal titolo di un breve brano contenuto in questa raccolta di παραλιπόμενα, in cui la grande scrittrice riflette sul destino delle opere scultoree in pietra, e sulla loro natura di breve intermezzo tra un'eternità trascorsa in forma di roccia ed una seconda eternità consumata sotto forma di rovina, paragonando la pietra al destino della vita umana che viene anch'essa lavorata dal tempo mediante la tecnica della sottrazione.
Infine compì nuovamente altri viaggi in Giappone, Thailandia, India, Kenia e ancora Grecia, Italia, Francia e Canada. Nell'ultima parte della sua vita abbracciò il credo buddista (Nettuno in undicesima casa) col rispetto per l'ambiente e la natura in tutte le sue forme, animali compresi, tipico di questa religione che le farà dire: «Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura se non avessimo fatto l'abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz'acqua dirette al macello...»Lo stesso anno in cui si ammalò Wilson, Marguerite Yourcenar dovette subire un'operazione a cuore aperto con impianto di cinque by-pass coronarici. Tanto è vero che quando l’8 febbraio 1986 morì a Parigi il suo amato Jerry Wilson, la Yourcenar non poté raggiungerlo come avrebbe voluto, a causa del cattivo stato della sua salute.Marguerite Yourcenar morì per un’emorragia cerebrale presso l'ospedale Bar Harbor di Mount Desert il 17 dicembre 1987, a 84 anni.
Le parole conclusive del suo Memorie di Adriano, rispecchiano in pieno il coraggio del suo ascendente Leone, quando fa dire all'imperatore, nel momento della sua fine: "..Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti..." e possiamo star certi che pure lei, al momento del trapasso, avrà fatto altrettanto.
Per sua volontà venne cremata e le sue ceneri vennero deposte nel piccolo cimitero di Somesville, nell'isola di Mount Desert Island (Maine), poco lontano dalla sua residenza Petite Plaisance, accanto alla tomba dell'amica Grace Frick.
Poco più in là possiamo trovare una lapide che indica il luogo della sepoltura di Jerry Wilson.
Di lei tutto si potrà dire tranne che non abbia vissuto intensamente, vivendo comunque e sempre libera sino alla fine, nonostante tutte le costrizioni ed i limiti imposti dalla società, in piena sintonia coi suoi valori undicesima casa ed in perfetta armonia col suo energetico ascendente.